Un cessate il fuoco temporaneo tra Israele e Iran
Il presidente degli Stati Uniti ha dichiarato che Israele e Iran hanno concordato un “cessate il fuoco totale” della durata di dodici ore, al termine del quale la guerra tra i due paesi “sarà considerata conclusa”. Questa notizia è giunta poco dopo la mezzanotte (ora italiana), cambiando le sorti di un altro giorno di conflitto tra Iran e Israele-Usa. La de-escalation proposta da Trump, comunicata tramite Truth, comporterà una pausa nei combattimenti, seguita da speranze di pace, riporta Attuale.
Nonostante ciò, la giornata precedente sembrava proseguire lungo una direzione opposta. A seguito dell’attacco ordinato da Trump contro il centro nucleare di Fordow, l’Iran ha risposto con un attacco contro la base militare Usa al-Udeid in Qatar, il cui spazio aereo era stato chiuso in anticipo. “Abbiamo effettuato un attacco missilistico potente contro una componente strategica essenziale, la principale base aerea Usa nel Vicino Oriente”, hanno annunciato i pasdaran. Con l’aumento della tensione, questa base era già stata evacuata. Allo stesso tempo, a Doha è stato dichiarato lo stato di emergenza e le difese aeree qatariote sono riuscite a intercettare alcuni missili. Secondo l’Iran, tre missili sarebbero esplosi nella base, sebbene non ci fossero stati feriti. Trump, poco dopo l’attacco, ha comunicato che non avrebbe più risposto alle provocazioni iraniane, evidenziando l’importanza della comunicazione preventiva da parte dell’Iran per evitare perdite umane e plasmando il discorso verso un messaggio di pace e armonia nella regione.
Per quanto riguarda Israele, le forze aeree erano attive contro le strutture legate al regime degli ayatollah. Dopo aver esaurito gli obiettivi militari primari, come le batterie di missili e gli stabilimenti nucleari, i caccia israeliani hanno sganciato circa 100 bombe su Teheran e altre città. Tra gli obiettivi colpiti vi erano il quartier generale delle Guardie della Rivoluzione, dove si stima che molti pasdaran siano stati uccisi, e il comando della milizia Basij. Attacchi aggiuntivi hanno preso di mira la tv di stato Irib e l’Alborz Corps, un’entità chiave per la stabilità del regime. L’attacco più significativo è stato quello contro il noto carcere di Evin, un vasto complesso che ospita migliaia di prigionieri, tra cui molti oppositori del regime. Le bombe hanno colpito i cancelli d’ingresso senza però danneggiare gli spazi interni.
Sebbene il rovesciamento del regime degli ayatollah non fosse tra gli obiettivi dichiarati dell’offensiva israeliana, la caduta di Ali Khamenei sembrerebbe essere vista di buon occhio da Israele. Gli attacchi a Teheran, definiti dal ministro della difesa Israel Katz come vendetta per gli attacchi missilistici iraniani contro città israeliane, riflettono questa volontà. Il ministro degli Esteri Gideon Saar ha utilizzato anche un linguaggio evocativo su X, mostrando un’immagine dell’attacco a Evin e citando un amico presidente argentino: “Avevamo avvertito di non colpire i nostri civili. La nostra risposta: Viva la libertad, carajo!”.
Queste reazioni sono frutto di calcoli strategici. La ministra per l’intelligence Gila Gamliel ha condiviso un video online mostrando la bandiera storica dell’Iran, simbolo di un’epoca in cui l’Iran manteneva stretti legami con Israele. “Dobbiamo continuare la nostra campagna per creare le condizioni necessarie per l’espulsione degli ayatollah”, ha dichiarato Gamliel. Tuttavia, la CNN ha già suggerito che Tel Aviv potrebbe essere aperta alla de-escalation, un’idea supportata dalle recenti dichiarazioni di Trump.