Ritardi e incertezze nel secondo turno delle elezioni in Perù
Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Perù, tenutosi il 7 giugno, ha generato notevoli attese per il risultato finale, atteso solo a metà luglio, a causa di ricorsi contro presunte irregolarità. Al momento, il candidato di sinistra Roberto Sánchez ha un vantaggio minimo di 25.000 voti, pari allo 0,1%, rendendo difficile fare previsioni esaustive, riporta Attuale.
La lentezza nel conteggio è legata a diversi fattori, tra cui la geografia del paese e le caratteristiche del sistema elettorale. Il Perù, che occupa una vasta area con regioni montuose e foreste, ha reso lenta la certificazione dei risultati nelle zone più remote, dove Sánchez registra un supporto maggiore. Già dopo la chiusura dei seggi, il conteggio aveva raggiunto circa il 90% dei voti, ma poi ha subito una notevole rallentamento, con solo il 97% dei voti attualmente scrutinati.
Il processo è ulteriormente complicato dalla gestione delle schede provenienti dall’estero, che sono attese per la sera di mercoledì. Recenti modifiche alle procedure elettorali richiedono che i risultati delle votazioni estere siano inviati fisicamente in Perù, aumentando così il volume di documentazione da elaborare. Attualmente, Fujimori ha ottenuto oltre 107.000 voti dalle sezioni estere, contro i 62.000 di Sánchez, lasciando aperta la possibilità per un recupero da parte della candidata di destra nei conteggi complessivi.
Inoltre, i ricorsi elettorali, che si concentrano in gran parte nella capitale Lima, potrebbero favorire Fujimori, che allí ha ottenuto il 64% dei voti. Sono state presentate contestazioni su circa il 3,3% delle sezioni di Lima, il che può comportare un possibile recupero di voti per Fujimori man mano che vengono conteggiati. Ogni contestazione richiede mediamente tre giorni per la certificazione, aumentando ulteriormente i tempi di attesa.
La polarizzazione della politica peruviana ha reso comune l’uso dei ricorsi, specialmente viste le recenti esperienze di elezioni contestate. Nonostante la differenza esigua dei voti, la situazione attuale ricorda le presidenziali del 2021, quando la distanza fra i candidati era simile. Quest’anno, un’atmosfera di sfiducia nelle istituzioni ha indotto i partiti a contestare quasi ogni piccola irregolarità, per garantire la legittimità del voto.
Questi ritardi nel processo di certificazione non sono una novità; analoghe problematiche si erano verificate nel primo turno delle elezioni, dove ci sono voluti più di un mese per definire i candidati per il ballottaggio. La complessità della situazione, unita a ritardi nei materiali e nella loro distribuzione, ha reso questo secondo turno particolarmente difficile.
La situazione rimane fluida e gli sviluppi futuri potrebbero influenzare notevolmente il risultato finale delle elezioni. Con un paese fortemente polarizzato e un’aspettativa di giustizia nelle elezioni, la lentezza del processo elettorale potrebbe avere ripercussioni significative non solo per i candidati, ma per l’intero panorama politico del Perù.