L’Iran ha dichiarato che, dopo la guerra, nulla sarà come prima. Questo è evidente nel crescente attrito tra Stati Uniti e Arabia Saudita, come riportato da fonti americane tra cui il Wall Street Journal e il New York Times. Le tensioni si sono intensificate quando Teheran ha chiuso lo Stretto di Hormuz, costringendo l’ex presidente Donald Trump a ordinare il Project Freedom per ripristinare il passaggio, senza consultare Riad, scatenando un conflitto.
Di fronte al rifiuto dei sauditi di utilizzare le loro basi, il Pentagono ha dovuto fermare le operazioni, mentre la Casa Bianca ha minacciato di sospendere le forniture di munizioni antimissile necessarie per contrastare gli attacchi iraniani. Questo ha avviato una serie di conversazioni tra Mohammed bin Salman e figure chiave dell’amministrazione americana come Trump e il suo genero Jared Kushner. Tuttavia, i toni delle comunicazioni non sono stati distesi. Bin Salman ha manifestato il suo dissenso, disertando il G7 di Evian, ufficialmente per impegni precedenti, mentre continuava a sostenere il dialogo con Teheran.
Il principe saudita ha alternato elogi per gli Stati Uniti a critiche aspre, a seconda delle circostanze. Sotto questo velo di relazioni complesse, il business di famiglia dei Trump in Arabia è rimasto un tema persistente, evidenziando un intreccio tra diplomazia e interessi economici. Inoltre, le fonti indicano che i sauditi desideravano limitare la capacità militare dei pasdaran, ma altre fonti rivelano una crescente avversione alla guerra, spingendo Riad a esplorare modalità di negoziato.
Il blocco di Hormuz ha accentuato la vulnerabilità saudita, sottolineando che le basi americane hanno mostrato limiti nel proteggere le infrastrutture critiche. Per questo motivo, gli Stati Uniti stanno considerando di spostare alcune forze in Israele. A questo si aggiunge la crescente carenza di munizioni, un aspetto sottovalutato durante la pianificazione della risposta. I sauditi si sono trovati a dipendere sempre più dalle forniture americane mentre cercavano alternative, come l’acquisto di sistemi d’arma israeliani, anche se la loro posizione verso Israele è complessa, per via della crisi a Gaza.
In un contesto in cui l’Iran, nonostante gli attacchi, è emerso rafforzato, la necessità di sviluppare un nuovo sistema di difesa regionale si fa sempre più urgente, ma la realizzazione di questo obiettivo è ostacolata dai dissidi tra gli stati e dalle loro rivalità storiche. Le soluzioni autonome sono necessarie, come dimostra il caso dell’Oman, che ha espresso la volontà di non far pagare i dazi per il transito nello Stretto, ma richiede comunque un indennizzo. La questione resta complessa, anche alla luce dell’imprevedibilità della leadership di Trump e delle sue posizioni mutevoli.
Questi sviluppi evidenziano come l’alleanza tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti non sia più una garanzia automatico in un contesto di conflitti regionali e cambiamenti strategici, riporta Attuale.