L’annuncio di Trump sui test nucleari: confusione e speculazioni
L’annuncio del presidente Donald Trump sulla ripresa dei test nucleari da parte degli Stati Uniti ha sollevato interrogativi tra esperti, politici e militari. Nel suo post sul social Truth, Trump ha rilasciato affermazioni fuorvianti e poco chiare, destando speculazioni. Ha sostenuto che gli Stati Uniti detengano il maggior numero di testate nucleari (un’affermazione errata, questo titolo spetta alla Russia) e che la ripresa dei test nucleari sia necessaria poiché altri paesi lo stanno facendo (affermazione generalmente falsa), riporta Attuale.
È essenziale chiarire cosa si intenda per test nucleari, che consiste nell’esplosione controllata di un’arma nucleare per verificarne il funzionamento e l’efficacia. I primi test nucleari si svolgevano all’aperto, per poi passare a strutture sotterranee durante l’era della Guerra Fredda, al fine di ridurre l’impatto ambientale.
Alla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno adottato una politica di divieto di qualsiasi esplosione nucleare, incluse quelle destinate ai test, e hanno promosso il Comprehensive Nuclear-Test-Ban Treaty, non ratificato da loro stessi. L’Unione Sovietica ha eseguito il suo ultimo test nucleare nel 1990, mentre gli Stati Uniti l’ultimo nel 1992. Dopo di che, solo India, Pakistan e Corea del Nord hanno effettuato test nucleari.
Quando Trump afferma che gli altri paesi stanno conducendo test nucleari, la sua dichiarazione risulta vaga. Inoltre, la nozione di “base paritaria” è poco chiara, considerando che altri paesi non stanno effettuando test. Una possibile interpretazione è che l’amministrazione Trump intenda testare i missili nucleari, un’attività parallela a quella che svolgono altre nazioni.
Un’ulteriore interpretazione suggerisce che si riferisse a “test supercritici”, che comportano esplosioni nucleari di bassa potenza, molto distanti dai test imponenti del passato. Secondo la comunità d’intelligence degli Stati Uniti, tali test potrebbero essere stati condotti da Russia e Cina.
Esiste anche l’ipotesi che Trump abbia deliberatamente lanciato queste affermazioni per intimidire e confondere le altre nazioni, senza un piano concreto. Infatti, l’annuncio è arrivato poco prima di un incontro con il presidente cinese Xi Jinping e mentre si discuteva con la Russia sulla questione ucraina, il che potrebbe suggerire un tentativo di apparire forte nel contesto di negoziati delicati.
Al di là delle varie interpretazioni, la questione centrale è se davvero convenga agli Stati Uniti riprendere i test nucleari come avveniva durante la Guerra Fredda. Molti esperti ritengono di no.
Attualmente, gli Stati Uniti impiegano sistemi sofisticati per testare il loro arsenale nucleare senza esplosioni, investendo 25 miliardi di dollari all’anno in un programma che impiega 65 mila persone con accesso a supercomputer avanzati. Questo conferisce agli Stati Uniti un significativo vantaggio tecnologico.
Tuttavia, questo vantaggio sarebbe compromesso se tutti i paesi riprendessero i test nucleari tradizionali. Vladimir Putin ha già annunciato che la Russia è pronta a riprendere le proprie esercitazioni se gli Stati Uniti lo faranno. Tale scenario ridurrebbe l’efficacia degli strumenti sofisticati adoperati dagli Stati Uniti per il monitoraggio senza esplosioni.
Se molti paesi tornassero a condurre test nucleari, gli Stati Uniti rischierebbero di perdere una storica supremazia accumulata durante la Guerra Fredda, che ha visto gli Stati Uniti effettuare 1.032 test nucleari, mentre la Cina solo 45. Questo scarto ha contribuito a fornire agli Stati Uniti un patrimonio di conoscenze prezioso per lo sviluppo di nuove armi.