La crescente tensione nell’Artico: gli Stati Uniti fanno sul serio
L’attivismo russo, supportato dalla Cina, ha spinto gli Stati Uniti a riconsiderare la propria strategia nell’Artico, intensificando le tensioni intorno all’arcipelago norvegese delle Svalbard, riporta Attuale.
Fino all’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca, gli schieramenti nell’Artico erano chiari. Da una parte la Russia, che controlla circa la metà delle coste. Dall’altra, gli altri sette Stati che si affacciano sulla calotta polare, tra cui Stati Uniti, Canada, Norvegia, Finlandia, Svezia, Danimarca (attraverso la Groenlandia) e Islanda. Queste nazioni hanno dato vita al Consiglio Artico nel 1996, con l’obiettivo primario di salvaguardare l’ambiente. Tuttavia, il confronto si è inasprito sul patrimonio nascosto sotto i ghiacci, comprendente il 70% delle riserve mondiali di petrolio e gas inutilizzate.
Trump ha stravolto la strategia americana post-Guerra Fredda, e anche Vladimir Putin ha adottato un approccio più aggressivo dal 2007, rinnovando o costruendo 13 basi aeree, 10 postazioni radar e 20 presidi di frontiera. Mosca vanta oltre 40 navi rompighiaccio, vitali per operazioni in condizioni estreme, mentre gli Stati Uniti ne possiedono solo una. Inoltre, i sottomarini russi possono operare con facilità nel Mare di Barents, a ridosso della Groenlandia e degli Stati Uniti.
Una politica decisa e sfide sul territorio
Trump è convinto della necessità di una forte reazione americana senza delegare questo compito agli alleati, il che potrebbe frammentare ulteriormente il panorama artico. La Casa Bianca ha alzato la tensione anche con il Canada, in merito al libero accesso al «Passaggio a Nord Ovest», una rotta strategica per le petroliere che potrebbero trasportare idrocarburi dall’Alaska alla costa orientale americana, controllata dalla legislazione canadese.
Recentemente, sono riemerse dispute territoriali, con le Svalbard diventate un focolaio di tensione. Un trattato del 1920 assegna la sovranità della regione alla Norvegia, che ha aperto le isole alla comunità scientifica globale, ospitando cittadini provenienti da oltre cinquanta nazioni, con una consistente presenza russa. Tuttavia, dopo l’invasione dell’Ucraina, il Cremlino ha messo in discussione la sovranità norvegese, ambendo a una maggiore presenza nella regione con il supporto della Cina, già attiva con laboratori scientifici.
Rivendicazioni marittime e contestazioni
Il Canada è anch’esso impegnato a fronteggiare l’attivismo russo, in particolare attorno alla Dorsale di Lomonosov, contesa tra Russia, Canada e Danimarca. Questa cordigliera sottomarina, lunga 1.800 chilometri, cela vasti giacimenti di petrolio e gas. I tre Stati si appellano alle norme della Convenzione sul diritto del mare, entrata in vigore nel 1994, per sostenere le loro rivendicazioni territoriali.
In base a questa convenzione, uno Stato può reclamare il controllo dei fondali oltre le 200 miglia nautiche della zona economica esclusiva se dimostra un collegamento con le formazioni rocciose delle proprie coste. La competizione in questo contesto è accentuata dal coinvolgimento della Russia, che ha storicamente mostrato resistenza a compromessi. Tuttavia, nel 2022, Canada e Groenlandia hanno trovato un accordo sulla ownership dell’isolotto di Hans, risolvendo una disputa che durava dal 1973.
Incredibile come la situazione nell’Artico si stia complicando sempre di più… Svalbard diventa il nuovo campo di battaglia tra potenze. Non si potrebbe pensare che questo continente gelato possa causare tanto caos. Ma d’altronde, i soldi e le risorse muovono tutto, no?