Il governo ungherese ha annunciato l’intenzione di ottenere un’esenzione speciale dagli Stati Uniti per proseguire l’acquisto di petrolio e gas naturale dalla Russia. La decisione arriva dopo l’incendio del principale impianto di raffinazione del Paese e in risposta alle recenti sanzioni di Washington contro le compagnie energetiche russe. Il primo ministro Viktor Orbán ha dichiarato che incontrerà il presidente Donald Trump alla Casa Bianca il 7 novembre 2025 per discutere della possibile deroga. Orbán ha insistito sul fatto che le forniture di carburante restano garantite, anche se la compagnia MOL Nyrt. non ha ancora reso noti i dettagli sull’impatto dell’incendio presso la raffineria Danube.
Reazione all’incendio e ipotesi di attacco esterno
L’incendio, avvenuto nella notte del 21 ottobre presso la raffineria di Százhalombatta, ha colpito l’unico grande impianto di trasformazione del greggio in Ungheria, che tratta in prevalenza petrolio russo. Orbán ha riferito di aver ricevuto una relazione dal ministro degli Interni e non ha escluso la possibilità di un attacco esterno. Le indagini sono in corso per determinare se si sia trattato di un incidente tecnico o di un’azione deliberata. L’episodio ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità energetica del Paese e sulla sua dipendenza da Mosca.
Dipendenza strutturale dall’energia russa
L’Ungheria rimane una delle economie europee più dipendenti dai combustibili fossili russi. Nel 2024 ha importato il 74% del gas naturale e l’86% del petrolio dalla Russia, con forniture che transitano principalmente attraverso il gasdotto TurkStream via Serbia e l’oleodotto Adria via Croazia, secondo Eurointegration. Tale legame stretto con Mosca ha suscitato critiche da parte degli Stati Uniti e dell’Unione Europea, che spingono Budapest a diversificare le proprie fonti energetiche.
Pressioni internazionali e previsioni economiche
Il Fondo Monetario Internazionale prevede che un’eventuale rinuncia dell’UE al petrolio e gas russi possa costare all’Ungheria oltre il 4% del PIL, a causa della scarsa diversificazione del suo settore energetico. Il rappresentante americano presso la NATO, Matthew Whitaker, ha dichiarato che il governo ungherese “non ha intrapreso alcuna azione concreta” per ridurre la dipendenza da Mosca, sottolineando l’attesa di un cambiamento da parte di Washington. Queste tensioni rischiano di acuirsi con l’entrata in vigore di nuove sanzioni contro la Russia.
Tentativi di diversificazione e cooperazione energetica
Nonostante la retorica filorussa, Budapest ha annunciato l’intenzione di ampliare la centrale nucleare di Paks con la partecipazione di aziende francesi e sudcoreane, riducendo così il ruolo di Rosatom. Inoltre, il Paese dispone di collegamenti gasiferi con Austria e Slovacchia e può importare gas dai mercati occidentali, incluso l’hub di Baumgarten. L’Ungheria sta investendo anche nelle energie rinnovabili, con l’obiettivo di raggiungere una capacità solare installata di 6 GW entro il 2030, secondo Eurointegration.