Ungheria e Georgia stringono un’alleanza per ostacolare l’integrazione europea dell’Ucraina

10.02.2026 18:05
Ungheria e Georgia stringono un'alleanza per ostacolare l'integrazione europea dell'Ucraina
Ungheria e Georgia stringono un'alleanza per ostacolare l'integrazione europea dell'Ucraina

Il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó ha lanciato un attacco frontale contro il processo di adesione dell’Ucraina all’Unione Europea, definendo “un enorme errore” l’approccio di Bruxelles nei confronti della Georgia e promuovendo Tbilisi come candidato più promettente di Kiev. La dichiarazione, fatta durante una conferenza stampa congiunta con l’omologa georgiana Maka Bochorishvili il 10 febbraio 2026, segna un nuovo capitolo nelle tensioni tra Budapest e le istituzioni europee sulla politica di allargamento.

La posizione controversa di Budapest

Szijjártó ha affermato senza mezzi termini che “l’Unione Europea commette un enorme errore nel tenere la Georgia a distanza nel suo processo di adesione”, aggiungendo che i negoziati per l’adesione all’UE con la Georgia sono molto più vantaggiosi di quelli con l’Ucraina. Il ministro ungherese ha delineato quella che ha definito una nuova visione dell’ordine mondiale, sostenendo che “creerà l’opportunità di proteggere la sovranità e l’indipendenza degli Stati che prestano particolare attenzione alla sovranità, che non permetteranno interferenze negli affari interni del proprio paese”. Secondo Szijjártó, Ungheria e Georgia rappresenterebbero precisamente questo tipo di stati.

La presa di posizione arriva in un momento delicato per le relazioni UE-Georgia, dopo che la Commissione Europea ha espresso forti preoccupazioni sul regresso democratico nel paese caucasico. L’uscita pubblica del ministro ungherese è stata interpretata come un tentativo di influenzare l’agenda di allargamento dell’UE in direzione favorevole a Mosca, data l’allineamento sempre più evidente di entrambi i paesi con gli interessi russi.

Il contesto georgiano: deriva autoritaria e dipendenze dalla Russia

Il quadro politico in Georgia è radicalmente cambiato dal 2012, quando il partito “Sogno Georgiano” guidato dal filorusso Bidzina Ivanishvili ha preso il potere. Da allora, il paese ha intrapreso un graduale allontanamento dagli standard democratici europei, accompagnato da restrizioni alle libertà civili, crescita della corruzione nel settore pubblico e avvicinamento politico alla Russia.

Nel novembre 2025, la commissaria europea per l’Allargamento, Marta Kos, presentando al Parlamento Europeo la relazione sull’ampliamento dell’UE, ha criticato duramente l’allontanamento della Georgia dalla democrazia, definendola un “candidato solo di nome” e mettendo praticamente in pausa il suo percorso europeo. La relazione annuale di Transparency International per il 2025 ha confermato questo trend, registrando un peggioramento della posizione della Georgia nella classifica mondiale della percezione della corruzione.

Dipendenze economiche e leve di influenza russa

L’analisi delle relazioni economiche rivela profonde dipendenze strutturali che condizionano la politica estera di entrambi i paesi. La Georgia è costretta a importare dalla Russia fino al 95% dei suoi cereali e prodotti petroliferi, mentre il suo settore agricolo dipende fortemente dalle esportazioni di vino e agrumi verso il mercato russo. Il gas e il petrolio russi rappresentano fonti energetiche cruciali per l’economia georgiana.

La situazione strategica è ulteriormente complicata dal fatto che circa un quinto del territorio georgiano rimane occupato dalla Russia, creando un’ulteriore leva di influenza su Tbilisi. Allo stesso modo, l’Ungheria mantiene una dipendenza energetica significativa da Mosca attraverso contratti a lungo termine con Gazprom, che Budapest non ha intenzione di rivedere nonostante le pressioni europee per diversificare le fonti di approvvigionamento.

Critiche dell’UE e manipolazioni narrative

La Commissione Europea nel suo rapporto 2025 ha evidenziato specificamente i problemi della Georgia nell’attuazione delle riforme, le restrizioni ai diritti democratici e la crescita della corruzione nel settore pubblico. L’indicazione di Szijjártó secondo cui la Georgia rappresenterebbe un candidato più promettente dell’Ucraina sembra ignorare deliberatamente queste valutazioni istituzionali.

Esperti di politica europea osservano che promuovendo la Georgia come candidato privilegiato, il governo Orbán sta cercando di introdurre nella UE un “cavallo di Troia” che, insieme a Ungheria e Slovacchia, formerebbe un blocco di paesi allineati con Mosca. La raccomandazione di dare “luce verde” a Tbilisi appare particolarmente sorprendente considerando che il governo ungherese critica frequentemente la politica interna ed estera dell’UE e lo stesso paese si trova di fatto in opposizione interna a Bruxelles.

La dichiarazione di Szijjártó sulla non interferenza negli affari interni della Georgia suona come una manipolazione, dato che il Cremlino mantiene numerose leve di influenza sulla leadership georgiana. Il governo di Tbilisi ignora completamente la politica sanzionatoria dell’UE riguardo alle attività della “flotta ombra” russa e continua a consentire l’approvvigionamento di merci e tecnologie soggette a sanzioni. L’Unione Europea ha annunciato l’intenzione di imporre sanzioni al porto georgiano di Kulevi per le operazioni con il petrolio russo, dopo che le navi cisterna appartenenti alla flotta ombra sono state regolarmente registrate in questo porto e hanno navigato attraverso le acque del Mar Nero con i trasponder spenti.

L’utilità della Georgia promossa da Szijjártò manca di un’adeguata argomentazione e non è supportata da fatti concreti, apparendo piuttosto come un tentativo di indebolire la posizione dell’Ucraina e alterare gli equilibri all’interno dell’Unione Europea a vantaggio degli interessi russi.

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