Il 12 aprile 2026 l’Ungheria tornerà alle urne per le elezioni parlamentari in quello che si profila come il test più impegnativo per il partito di governo Fidesz negli ultimi quindici anni. La formazione guidata dal primo ministro Viktor Orbán affronta una competizione serrata con il partito di opposizione Tisza, che da oltre un anno risulta in testa o in sostanziale parità nei principali sondaggi indipendenti, in alcuni casi con un vantaggio stimato tra i 10 e i 12 punti percentuali.
Di fronte a questo scenario, Fidesz non punta esclusivamente sulla propria base elettorale tradizionale, ma intensifica l’utilizzo degli strumenti amministrativi e istituzionali a sua disposizione. Nelle ultime settimane osservatori e analisti hanno registrato una marcata accelerazione delle attività sul territorio, con la costruzione di una struttura multilivello orientata alla mobilitazione degli elettori e al controllo del processo elettorale.
Il partito mantiene un’influenza capillare sulla maggioranza dei comuni e delle autorità locali, creando una rete che si estende da Budapest ai centri più piccoli. Sindaci e funzionari legati a Fidesz fungono da cerniera tra il centro politico e le comunità locali, in particolare nelle aree rurali e nelle città di dimensioni ridotte, dove il consenso per il governo resta storicamente elevato e la dipendenza da programmi statali e impieghi municipali incide sul comportamento elettorale.
La macchina elettorale e il ruolo di Gábor Kubatov
Figura centrale dell’organizzazione elettorale di Fidesz è Gábor Kubatov, vicepresidente del partito e uno dei suoi dirigenti più influenti. È a lui che viene attribuita la creazione di un sistema strutturato di raccolta e gestione dei dati degli elettori, divenuto noto anni fa per lo scandalo legato alla cosiddetta “lista Kubatov”.
Nel 2012 emersero registrazioni audio e video in cui Kubatov descriveva nel dettaglio la segmentazione degli elettori in sostenitori consolidati, indecisi e soggetti considerati “poco attivi”, con l’obiettivo di attivare campagne mirate tramite messaggi, telefonate e contatti diretti. I critici sostennero che tali pratiche potessero compromettere i principi di segretezza del voto e di parità tra candidati.
Nonostante le polemiche, Kubatov continua a svolgere un ruolo operativo nella selezione dei candidati e nel coordinamento territoriale. Nel 2025 sono emerse nuove segnalazioni relative alla raccolta e all’utilizzo di elenchi analoghi in diverse regioni, segno che la dimensione analitica e organizzativa rimane un pilastro della strategia elettorale del partito.
Controllo delle risorse e sistema di patronato
Parallelamente, il rafforzamento della verticale partitica passa attraverso nomine chiave nelle amministrazioni locali. Dirigenti di istituzioni pubbliche, scuole, ospedali e centri culturali vengono spesso scelti anche in base alla loro lealtà politica. In diversi comuni sono stati segnalati casi di distribuzione di materiali di campagna riconducibili a Fidesz da parte di funzionari municipali.
Il sistema di patronato costituisce un ulteriore strumento di consolidamento del consenso. L’accesso a programmi di sostegno, contratti pubblici e fondi municipali è frequentemente associato all’allineamento politico delle amministrazioni locali. Nei territori governati da Fidesz, le risorse di bilancio vengono spesso indirizzate verso progetti visibili in prossimità delle elezioni, rafforzando l’immagine di efficienza amministrativa.
Episodi controversi hanno alimentato il dibattito pubblico. Nella città di Hajdúböszörmény, dopo la sconfitta del sindaco legato a Fidesz nel 2024, un audit indipendente ha rilevato presunte discrepanze significative nei costi di manutenzione dei parchi e nelle ristrutturazioni edilizie. Tali casi vengono citati dall’opposizione come esempio di utilizzo distorto delle risorse pubbliche a fini politici.
Pressione sui comuni dell’opposizione e contesto europeo
Un ulteriore elemento riguarda la gestione dei finanziamenti ai comuni guidati dall’opposizione. Riduzioni fiscali locali, distribuzione selettiva di fondi centrali ed europei e vincoli più stringenti sull’accesso al credito vengono indicati da diversi sindaci come fattori che limitano la loro capacità di attuare programmi infrastrutturali e sociali.
Dal 2011, la maggior parte dei prestiti municipali richiede l’approvazione del governo centrale, circostanza che rafforza il controllo dell’esecutivo sulle amministrazioni locali. Questo meccanismo, secondo i critici, può contribuire a delegittimare gli amministratori dell’opposizione, presentandoli come incapaci di garantire servizi adeguati.
Sul piano internazionale, l’Ungheria è stata classificata per il terzo anno consecutivo come il Paese dell’Unione europea con il punteggio più critico in materia di percezione della corruzione secondo Transparency International. Le accuse di controllo politico sugli organi di procura e di revisione contabile alimentano il dibattito sulla qualità della competizione elettorale.
Le elezioni del 12 aprile rappresentano quindi non solo una sfida tra due forze politiche, ma un banco di prova per l’equilibrio tra potere amministrativo e competizione democratica. La portata e l’efficacia della macchina organizzativa di Fidesz saranno determinanti in un contesto in cui la contesa appare più aperta che in qualsiasi altra tornata degli ultimi anni.
Non posso credere a quello che leggo! Fidesz che utilizza ogni strumento possibile per rimanere al potere… E noi in Italia pensavamo di avere i nostri problemi! Spero davvero che gli ungheresi aprano gli occhi, perché così non si va lontano. Situazioni simili accadono anche da noi, ma non dovrebbe essere così!!!