Università, il professore: “Proibire l’intelligenza artificiale non ha senso”

19.08.2025 05:45
Università, il professore: "Proibire l’intelligenza artificiale non ha senso"

Il professor Alessandro Gabrielli: L’intelligenza artificiale come strumento di apprendimento, non come ostacolo

Non si può impedire l’uso dell’intelligenza artificiale, poiché sarebbe come vietare l’utilizzo della calcolatrice o del computer per scrivere. Tuttavia, è fondamentale adottare un approccio consapevole. Queste sono le parole di Alessandro Gabrielli, professore di Fisica all’Università e coordinatore del Dottorato in Fisica, il quale affronta i cambiamenti introdotti dall’intelligenza artificiale nel suo campo, riporta Attuale.

Gabrielli sottolinea che gli studenti utilizzano l’intelligenza artificiale quotidianamente, esattamente come lo fanno i professori. “I giovani sono tra i primi ad adottare strumenti innovativi. Usano l’IA per studiare e prepararsi agli esami. Questo è un approccio ragionevole, considerando la rapida evoluzione della tecnologia”, afferma. L’atteggiamento delle università è anch’esso teso a promuovere un uso responsabile, simile a quello che si osservò con l’introduzione delle calcolatrici scientifiche.

Gabrielli riflette poi su possibili abusi, ipotizzando un esempio: “Se un docente assegna un elaborato di 2000 parole, uno studente potrebbe facilmente chiedere a ChatGpt di redigerlo in un minuto, consegnando un testo di qualità accettabile. Alla fine, il professore potrebbe utilizzare lo stesso strumento per valutarne la coerenza. In questo modo, il risultato finale sarebbe prodotto e valutato interamente dall’IA”.

Per mitigare tali rischi, le università e le riviste scientifiche richiedono già agli autori di attestare di non aver utilizzato sistemi di intelligenza artificiale per la stesura dei testi. Gabrielli evidenzia che, durante la revisione tra pari, è necessario segnalare esplicitamente l’assenza di utilizzo dell’IA.

Nonostante il sistema di autocertificazione, il pericolo di frode rimane. “La responsabilità ricade sui docenti, specialmente quando ci sono sospetti di plagio. Testi sospetti possono essere analizzati con altri programmi di intelligenza artificiale, anche se questi strumenti non sono sempre precisi e non garantiscono risultati certi”, spiega. “In caso di dubbio, il docente può interrogare lo studente o chiedergli di ripetere l’esercizio per valutare la comprensione del materiale. La conversazione può rivelare se vi sia stato un vero studio o un uso improprio dell’intelligenza artificiale”.

Gabrielli conclude ponendo l’accento su come dovrebbe essere utilizzata l’intelligenza artificiale. “Essa è progettata principalmente per l’elaborazione di testi. È utile anche per i calcoli, ma non è la sua funzione principale. Personalmente, la utilizzo anche come punto di partenza per organizzare il lavoro e per stimolare idee. Non c’è nulla di sbagliato in ciò, a patto di non limitarsi a un semplice copia e incolla”, afferma, rilevando infine che l’intelligenza artificiale, sebbene avanzata, riporta sempre il marchio dell’ingegno umano e non è realmente ‘intelligente’ o ‘artificiale’ nel senso più profondo del termine.

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