Via Crucis 2026 al Colosseo: papa Leone XIV porterà la croce per tutte le stazioni

03.04.2026 08:15
Via Crucis 2026 al Colosseo: papa Leone XIV porterà la croce per tutte le stazioni

Significativo cambiamento nei riti pasquali di Papa Leone XIV

Città del Vaticano, 3 aprile 2026 – Il primo strappo significativo di papa Leone XIV rispetto a Francesco si consuma nei riti della Pasqua. Ed è all’insegna della tradizione, ma non solo. Riportata in Laterano la Missa in Coena Domini, con la Lavanda dei piedi a dodici sacerdoti e non più estesa anche a donne, trans, carcerati e migranti, stasera, nel corso della Via Crucis al Colosseo – la celebrazione verrà trasmessa in diretta, dalle 21 su Rai 1 e TV2000 oppure su Vatican News, il sito della Santa Sede –, sarà lo stesso Prevost a portare la Croce lungo tutte le quattordici stazioni. Non è mai successo nella storia di una forma devozionale della Passione di Cristo che affonda le sue radici nel IV secolo per essere approvata ufficialmente solo nel 1731 da Clemente XII, riporta Attuale.

Le meditazioni quest’anno saranno affidate a padre Francesco Patton, ex custode di Terra Santa, a dimostrazione della volontà di Leone XIV di mettere Gerusalemme, e più in generale il dramma dell’intero Medio Oriente, al centro della liturgia romana. È possibile che nei testi trovino spazio anche rimandi al messaggio di Francesco d’Assisi, di cui ricorrono gli 800 anni dalla morte.

Da quando Paolo VI riportò nel 1965 il rito della Via Dolorosa all’Anfiteatro Flavio, fin quando la salute l’ha consentito ad entrambi, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI hanno tenuto la Croce nella prima e ultima stazione. Adesso Leone XIV, come a sottolineare una sua partecipazione diretta, quasi fisica, al racconto della Passione, accentra l’attenzione sul ruolo di servizio del Pontefice e porta la croce per tutta la durata della cerimonia. Francesco, invece, nei suoi dodici anni di papato, seguiva la funzione dal Palatino, preferendo lasciare il simbolo del cristianesimo nelle mani di famiglie, missionari ed emarginati in un’ottica meno clericale.

“Sarà un segno importante per quello che rappresenta il Papa, leader spirituale oggi nel mondo per questa voce che tutti vogliono sentire, per dire che Cristo ancora soffre – sono state le parole di Prevost, uscendo martedì sera da Castel Gandolfo, incontrando i giornalisti che gli domandavano il perché della sua inedita decisione –. Porto tutta questa sofferenza anch’io nella mia preghiera e vorrei invitare tutte le persone di buona volontà, persone di fede, tutti i cristiani a camminare insieme, a camminare con Cristo che ha sofferto per noi per darci la salvezza, la vita e cercare come anche noi possiamo essere portatori di pace e non di odio.”

Ritorno alla tradizione nella innovazione, quindi. Il gesto suggerisce quasi una volontà di Prevost di accollarsi il peso delle guerre da porre davanti alla grazia del Padre in un ideale parallelo con la preghiera solitaria di Francesco nel 2020, in una piazza San Pietro bagnata dalla pioggia, durante un altro conflitto. Quello più sottile, invisibile contro il Covid.

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