Viaggio in Israele prima delle elezioni: la storia di Mazal, sopravvissuta al Nova Festival

26.10.2026 12:15
Viaggio in Israele prima delle elezioni: la storia di Mazal, sopravvissuta al Nova Festival

Il massacro al Nova Festival: una testimonianza di sopravvivenza e divisione

Il 7 ottobre 2023, il Nova Festival, un evento musicale a cinque chilometri dal confine con Gaza, diventa teatro di un attacco violento da parte di miliziani di Hamas. Mazal Tazazo, una giovane architetta di origine etiope, riesce a salvarsi grazie a una tecnica disperata: fingere di essere morta, riporta Attuale.

Alle sei e mezza del mattino, la musica trance viene sopraffatta dai colpi di mitra e dai razzi. I terroristi irrompono nell’area del festival e iniziano a sparare sulla folla. Mazal viene colpita alla nuca con il calcio di un fucile e, mentre il sangue si diffonde, si ritrova legata. «Dovevo fingermi morta, ho trattenuto il respiro», racconta. Un militante la osserva e la considera un cadavere, sciogliendo le sue corde. Dopo aver perso i sensi, riesce a riprendersi e si rifugia in un’auto in attesa che la violenza si esaurisca.

Quando Mazal emerge, scopre che due suoi amici, Danielle e Yochai, non ce l’hanno fatta e sono tra i circa 364 ragazzi uccisi al Nova quel giorno. È inorridita da chi nega gli stupri e le mutilazioni inflitte alle donne durante l’attacco, o peggio, li giustifica come una forma di «resistenza».

Cosa la distingue da altre vittime? Il colore della sua pelle. «Sono nera, africana, parte della storica comunità degli ebrei etiopi», sottolinea. La sua esperienza, ora, è segnata da un paradosso: per sentirsi accettata all’estero, deve celare la propria identità israeliana.

Viaggiando per Israele alla vigilia delle elezioni, Mazal coglie la diversità del Paese, che appare «meno unidimensionale e più multietnico» di quanto venga percepito all’estero. Al confine settentrionale, incontra la comunità drusa nel villaggio di Bayt Jann, dove il sentimento di appartenenza allo Stato di Israele è forte, nonostante le discriminazioni e l’antisemitismo che colpiscono anche coloro che non sono ebrei. Un membro della comunità racconta come abbia dovuto interrompere le sue vacanze in Indonesia a causa della discriminazione nei confronti degli israeliani.

Nel centro urbano di Tamra, a maggioranza musulmana, il leader dell’opposizione araba, Muhammad Abu Elhega, esprime la sua ambivalenza: si definisce orgoglioso di far parte di una società israeliana multietnica, ma critica il governo di Netanyahu, accusandolo di razzismo e di voler trasformare Israele in uno Stato teocratico. Anche lui lamenta le perdite subite durante l’attacco di Hamas, dove molti arabi hanno perso la vita e le comunità locali hanno offerto rifugio agli sfollati.

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere