Vigevano (Pavia), 19 luglio 2025 – Un inferno che si è protratto per quattro lunghi anni. Un 40enne di Vigevano, affetto da problemi di infermità psichica e incapace di prendersi cura di sé, è stato segregato nella propria abitazione dalla sua ex compagna insieme a tre complici – residenti a Vigevano e in Calabria – con l’intento di depredare il suo patrimonio. L’uomo ha vissuto una vera e propria prigionia, rinchiuso tra le mura della sua casa divenuta la sua tormentata prigione, privo di acqua calda e di riscaldamento. Le interazioni con il mondo esterno erano praticamente inesistenti, e il cibo veniva razionato. Un incubo che sembrava non avere fine, riporta Attuale.
Il filo spinato
Nessun dettaglio era stato trascurato: sul muro perimetrale era stato installato del filo spinato, rendendo impossibile qualsiasi tentativo di fuga da parte del 40enne. La scoperta dell’uomo, avvenuta a fine novembre, è stata opera di una Volante, allertata da alcuni residenti che avevano notato un lancio di oggetti nel loro cortile proveniente dalla villa accanto. Questo potrebbe essere stato un disperato tentativo dell’uomo di chiedere aiuto.
Solo e in stato confusionale
All’interno dell’abitazione, gli agenti hanno trovato il proprietario in condizioni evidenti di abbandono e confusione, incapace di occuparsi di sé a causa della sua infermità psichica. Ha immediatamente chiesto aiuto e, una volta soccorso, è stato trasferito all’ospedale di Vigevano. La Procura di Pavia ha affidato le indagini alla Squadra Mobile, che ha attivato un imponente lavoro di verifica, che comprendeva appostamenti, ascolto di testimoni e accertamenti sulle condizioni economiche e sanitarie dell’uomo. Al termine delle indagini, il giudice per le indagini preliminari ha emesso un’ordinanza nei confronti dell’ex compagna e di altri tre individui (una donna e due uomini), accusati di sequestro di persona, abbandono di incapace, circonvenzione di incapace e truffa aggravata.
Braccialetto elettronico
Nel provvedimento emesso dal giudice sono stati imposti il divieto di avvicinamento e di comunicazione con la vittima, oltre all’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. Secondo l’impianto accusatorio, i trasgressori avrebbero tenuto il 40enne in quelle condizioni per sottrargli centinaia di migliaia di euro. “Il disegno criminoso, orchestrato dalle donne, ha visto l’appoggio consapevole degli altri complici, mettendo in serio pericolo di vita l’uomo, considerato una vittima vulnerabile”, si legge nei documenti dell’indagine.