Zaia propone una lista autonoma mentre la destra è in crisi: Nevi avverte «Le minacce non costruiscono nulla»

08.07.2025 23:25
Zaia propone una lista autonoma mentre la destra è in crisi: Nevi avverte «Le minacce non costruiscono nulla»

Il governatore veneto ha dichiarato che una sua lista personale prenderebbe il 40-45%, riporta Attuale.

Non sono passate molte ore affinché le parole di Luca Zaia scatenassero reazioni nei partiti di centrodestra. Nelle stanze del Parlamento si è avvertito un certo imbarazzo e reazioni gelide, in particolar modo quando il governatore uscente del Veneto ha rilasciato un’intervista video in cui ha descritto la situazione di stallo in cui si trova il centrodestra in previsione delle Regionali. «Acque torbidissime», ha commentato, indossando un caschetto giallo da cantiere. «Tutti stiamo cercando l’interruttore» per uscire dall’oscurità, ma «dobbiamo scoprire chi troverà per primo l’interruttore». La parte che ha catturato l’attenzione dei leader del centrodestra è stata un’altra, ovvero quando Zaia ha citato, sebbene con cautela, la possibilità di una lista personale. «I dati parlano chiaro. Una lista come la mia potrebbe arrivare al 40-45%». È stata un’osservazione nemmeno tanto velata al centrodestra nazionale: se non si fa una scelta rapida, il governatore più popolare d’Italia (secondo Noto Sondaggi, solo dietro Fedriga) potrebbe veramente decidere di intraprendere il suo percorso da solo. A qualcuno questa possibilità risulta difficile da accettare.

«Non è con le minacce che si costruisce qualcosa»

Segnali di irritazione sono emersi da Forza Italia, che continua a sostenere la candidatura di Flavio Tosi, ex sindaco di Verona e attuale europarlamentare. «Non è con le minacce che si costruisce qualcosa», ha affermato Raffaele Nevi, capogruppo azzurro alla Camera, in un’intervista a Open. Ha anche menzionato che «Zaia dovrà partecipare alla scelta, come è giusto». Riguardo le percentuali menzionate dal governatore, quel 40-45% che Zaia ha previsto in caso di una sua lista personale, non lo convince: «Tanto chi può verificarle? Nessuno», ha concluso. Anche il segretario di partito e ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è stato diretto. «Proporremo Tosi – ha sottolineato – perché è un uomo capace di amministrare. Non intendiamo imporre i nostri candidati a nessuno, ma non accetteremo nemmeno imposizioni».

Le reazioni in FdI

Le reazioni all’interno di Fratelli d’Italia sono state più misurate. Il partito di Giorgia Meloni ha scelto di non cadere nella provocazione. La strategia è quella della prudenza, data la complessità della situazione in Veneto. Giovanni Donzelli, capogruppo alla Camera, ha provato a smorzare i toni con una battuta: «Almeno non ha detto che farà una lista con il Pd», ha scherzato con Open. E se sull’eventualità di una “Lista Zaia” al 40-45% ha risposto con ironia: «Così arriviamo al 90%». Questa reazione sembra riflettere una posizione strategica: in Fratelli d’Italia non considerano concreta l’idea di una lista di opposizione creata da Zaia. Il partito mira a mantenere coesione e unità, evitando divisioni in vista delle Regionali, specie considerando che in tre delle sei Regioni chiamate al voto in autunno il centrosinistra risulta favorito. Tra queste, ci sono anche le Marche, dove il governatore uscente Acquaroli (FdI) rischia di essere superato dal candidato dem Matteo Ricci. In questo contesto, affrontare le elezioni venete in modo frammentato non è nei piani di Meloni.

Ma il vertice che fine ha fatto?

Oltre al Veneto, ci sono altre cinque regioni per le quali bisogna selezionare il candidato per il centrodestra. Questa decisione dovrà essere presa solo dopo un vertice tra i capi partito – Giorgia Meloni, Antonio Tajani e Matteo Salvini – un incontro che però continua a essere rimandato. Ancora non è stata fissata alcuna data ufficiale per la riunione, e non saranno prese decisioni prima che Salvini ritorni dal viaggio ufficiale in Giappone. Sarà quindi responsabilità della premier Meloni trovare una sintesi e sviluppare una strategia condivisa prima di convocare un tavolo nazionale per definire le candidature. Tuttavia, la partita da giocare sembra destinata a prolungarsi.

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