Riferendum sulla giustizia: l’importanza della partecipazione dei cittadini
A pochi giorni dal referendum sulla giustizia, cresce il confronto sull’equilibrio tra magistratura e politica. Per l’avvocato Anna Falcone, docente universitario e membro del comitato “Giusto dire No“ del Lazio, il voto non riguarda solo le carriere dei magistrati, ma tocca principi fondamentali della democrazia e dello Stato di diritto, riporta Attuale.
Che cosa significa per i cittadini? “È una grande opportunità data dalla Costituzione, potersi pronunciare su una riforma che impatterebbe molto sulle proprie vite e sul diritto a essere giudicati da un giudice terzo, imparziale e impermeabile alle influenze della politica. Un passaggio democratico molto importante se consideriamo che il Parlamento non ha potuto discutere, né proporre emendamenti”.
In che modo il Parlamento non si è potuto esprimere? “Neppure la stessa maggioranza ha potuto pronunciarsi e ha dovuto approvarla senza poter cambiare neppure una virgola. Un precedente grave e significativo che i cittadini sono chiamati a correggere informandosi e andando a votare per confermarla o per bloccarla”.
Che impatto avrà la riforma? “Non migliorerà la giustizia dal punto di vista dei cittadini: i processi non saranno più rapidi, le sentenze non saranno più giuste, non diminuiranno gli errori giudiziari né si inserirà la responsabilità dei magistrati. Al contrario, con la scusa di separare le carriere e contrastare le correnti, si persegue lo scopo di mettere la magistratura sotto il controllo del governo”.
Quali conseguenze potrebbero avere le riforme sulla separazione dei poteri? “Un ultimo aspetto desta preoccupazione: la separazione delle carriere, non assistita da adeguati strumenti di garanzia di indipendenza e imparzialità, rischia di attrarre i pm sotto la sfera dell’esecutivo”.
Le correnti interne alla magistratura verranno davvero ridimensionate? “Innanzitutto va chiarito che la terzietà e l’imparzialità della magistratura non possono essere garantite dalle sole affermazioni di tali principi in norme costituzionali, ma trovano attuazione solo se resi effettivi dall’autogoverno della magistratura, cosa che fa il Csm. Non a caso, è quest’organo che viene attaccato e spacchettato in due e privato della sua funzione disciplinare, affidata a un’Alta Corte”.
Alcune icone della cultura hanno espresso la propria posizione sulla riforma. “Molti artisti e intellettuali hanno fatto da apripista, spiegando in termini più chiari e accessibili i contenuti e le finalità della riforma. Il loro contributo è stato ed è importante, perché ha contribuito a sollecitare l’attenzione e l’approfondimento su un tema che non riguarda solo i magistrati, ma che avrà ripercussioni sulla vita concreta di tanti e sull’assetto democratico del Paese”.