Zelensky lancia un decreto sulla parata di Mosca mentre i Usa spingono per la tregua

09.05.2026 14:45
Zelensky lancia un decreto sulla parata di Mosca mentre i Usa spingono per la tregua

Ucraina e Russia si preparano per il 9 maggio: Zelensky tenta di riprendere il controllo della narrativa

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si trova in una posizione difficile, cercando di non lasciare al Cremlino il monopolio delle celebrazioni del 9 maggio, e ieri ha emesso un decreto che consente la parata a Mosca, nel tentativo di affermare la propria presenza sulla scena. Tuttavia, il suo margine politico si sta restringendo a causa di negoziati in corso, accuse interne e l’aumento della stanchezza sul fronte, riporta Attuale.

In un’improvvisa mossa, venerdì, Donald Trump ha annunciato uno scambio di prigionieri e un cessate il fuoco di tre giorni tra Russia e Ucraina, dal 9 all’11 maggio, proprio alla vigilia delle celebrazioni russe per il Giorno della Vittoria. Segue immediatamente la risposta di Zelensky con un decreto ufficiale che concedeva il “permesso” per la commemorazione a Mosca. Questo gesto, apparentemente ironico, rappresenta anche una manovra politica strategica.

Il decreto non è solo una provocazione, ma un segnale chiaro: Zelensky intende non concedere a Mosca il monopolio su un simbolo così significativo e cerca di riappropriarsi della narrativa relativa al 9 maggio, dopo aver inflitto colpi significativi a obiettivi strategici in territorio russo. Tuttavia, questa azione evidenzia anche i limiti della sua strategia, dato che il linguaggio sfidante contrastava con uno spazio politico sempre più ristretto. Sebbene continui a rappresentarsi come un leader irriducibile, la pressione esterna, in particolare dagli Stati Uniti, per avviare contatti e trattative, è palpabile.

Il leader ucraino è arrivato a questo punto con un capitale politico ancora rilevante, ma meno intatto rispetto al passato. Il tema della corruzione, che aveva iniziato a circolare attorno ai suoi cerchi più vicini al potere, ha ripreso vigore. La questione del caso di “Vova”, sebbene con dettagli ancora da chiarire, ha messo in luce un aspetto più generale: anche in un’Ucraina in guerra persistono dinamiche opache e relazioni personali che la retorica dell’emergenza non riesce più a nascondere del tutto. Allo stesso modo, la figura chiave di Rustem Umerov, coinvolta nei contatti con gli alleati e nelle delicate mediazioni, è tornata in queste ore a Miami dopo un periodo di stallo diplomatico, con le decisioni ucraine ancora in gran parte detenute al di fuori di Kiev.

Nel frattempo, la situazione sul campo di battaglia si fa sempre più complicata. Le forze ucraine si preparano ad affrontare l’estate con crescente stanchezza e sotto pressione, costrette a turni sempre più massacranti. In questo contesto, cresce il timore di una nuova offensiva russa su Pokrovsk, un punto strategico nel Donetsk, suggerendo un possibile scenario simile a quello del dopo 9 maggio 2023, quando la pressione su Bakhmut si tradusse in una vittoria tattica e in uno strumento di propaganda per Mosca.

I problemi di Mosca sono evidenti e persistenti, ma ciò non basta più a nascondere le difficoltà di Kiev. Zelensky rappresenta il simbolo della resistenza ucraina, ma oggi appare meno come un leader proattivo e più come uno che si sforza di non lasciarci imporre il proprio ritmo.

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