Porre fine allo sterminio della popolazione palestinese, consentire l’ingresso di aiuti umanitari senza nessun blocco, riconoscere lo Stato di Palestina. Forte appello per Gaza da parte del cardinale presidente della Conferenza episcopale italiana Matteo Zuppi, aprendo ieri a Roma i lavori del Consiglio episcopale permanente, l’esecutivo della Cei. Zuppi ha anche rilanciato il tema, caro a papa Francesco, della produzione e del commercio delle armi come principali responsabili delle guerre e dei conflitti che «insanguinano il pianeta».
CHIEDIAMO che nella Striscia di Gaza venga rispettato il «diritto internazionale umanitario», sia permesso «l’ingresso di aiuti senza restrizioni» e sia garantita «l’apertura di corridoi umanitari», ha detto il presidente della Cei. Che poi ha invocato «soprattutto la promozione di un dialogo che possa realizzare la soluzione “due popoli, due Stati”», ovvero il riconoscimento e la costruzione di un vero Stato palestinese. A Zuppi ha fatto eco il cardinale segretario di Stato vaticano Pietro Parolin, intervistato ieri dai media vaticani: «Quello che sta accadendo a Gaza è inaccettabile. Il diritto umanitario internazionale deve valere sempre, e per tutti. Chiediamo che si fermino i bombardamenti e che arrivino gli aiuti necessari per la popolazione: credo che la comunità internazionale debba fare tutto ciò che è possibile per mettere fine a questa tragedia. Allo stesso tempo ribadiamo con forza la richiesta ad Hamas di rilasciare subito tutti gli ostaggi che ancora tiene prigionieri, e di restituire i corpi di quelli che sono stati uccisi dopo il barbaro attacco del 7 ottobre 2023 contro Israele».
L’attenzione di Zuppi si è rivolta anche verso l’Ucraina, dove l’anno scorso papa Bergoglio lo inviò in missione di pace (anche a Mosca, Washington e Pechino): l’auspicio è che «i fili del dialogo, già così difficili, siano rafforzati, trovino le garanzie necessarie inserite in un quadro che permetta una pace giusta e sicura». Un negoziato che però pare sempre più lontano. Così come sembra definitivamente tramontata l’ipotesi – proposta dal nuovo pontefice Leone XIV – che il Vaticano possa essere la sede di un eventuale incontro fra russi e ucraini, come ha confermato lo stesso Parolin: «Si parla ora anche di altre possibili sedi, come Ginevra. In ogni caso, non è importante dove si terrà il negoziato tra russi e ucraini che tutti auspichiamo. Ciò che veramente importa è che questo negoziato possa finalmente iniziare, perché è urgente fermare la guerra. È urgente innanzitutto una tregua, per mettere fine alle devastazioni, alle città distrutte, ai civili che perdono la loro vita. E poi è urgente arrivare a una pace stabile, giusta e duratura, pertanto accettata e concordata da entrambe le parti».
UN RUOLO di mediazione che secondo Zuppi spetta soprattutto all’Europa, la quale dovrebbe impegnarsi a «difendere la soluzione pacifica dei conflitti e rafforzare le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo» e non «essere ridotta a diritti individuali o burocrazia». O peggio a produttrice di armi, come trionfalmente annunciato dal ministro della Difesa Crosetto, che ha esultato per il raddoppio della produzione di missili in Italia e in Europa (vedi il manifesto di ieri). «La produzione industriale che vuole riconvertire in armi alcune delle aziende in crisi non fa bene né alla nostra economia né al mondo», ha detto Zuppi, «le armi portano morte e sofferenze, generando odio e ulteriori ingiustizie».