75 anni di sfide per la Convenzione sui rifugiati, mentre il numero dei rifugiati continua a crescere

28.07.2026 10:45
75 anni di sfide per la Convenzione sui rifugiati, mentre il numero dei rifugiati continua a crescere

75 anni dalla Convenzione sullo status dei rifugiati: un bilancio critico

Il 28 luglio 2026 segna il 75° anniversario della firma della “Convenzione sullo status dei rifugiati” a Ginevra da parte di 26 paesi, tra cui l’Italia. Questo accordo stabiliva i diritti fondamentali dei rifugiati e vietava il loro respingimento verso territori in cui la vita fosse a rischio, ma oggi è sotto esame, evidenzia Attuale.

Attualmente, 149 paesi aderiscono alla Convenzione, la quale ha consentito assistenza a decine di milioni di rifugiati. Secondo il Comitato internazionale della Croce Rossa, nel 2025 sono stati registrati 130 conflitti nel mondo, con oltre 41 milioni di rifugiati costretti a lasciare la propria patria.

Tuttavia, i principi fondamentali della Convenzione sono messi in discussione da finanziamenti in diminuzione per le agenzie delle Nazioni Unite.Tra le critiche, si rileva come le politiche restrittive adottate dai paesi più ricchi, incluse le pratiche di respingimento, minaccino la sicurezza dei richiedenti asilo. Queste pratiche, secondo il diritto internazionale, sono considerate illegali ma si stanno diffondendo, anche all’interno dell’Unione Europea.

Ratificata nel 1954, la Convenzione definisce lo status di rifugiato per chiunque temi persecuzioni basate su razza, religione, nazionalità, appartenenza a un gruppo sociale o opinioni politiche. Essa garantisce diritti tra cui accesso a alloggi, istruzione, assistenza sanitaria e lavoro, ma attualmente la sua applicazione è ostacolata dall’assenza di un ente preposto al monitoraggio e dalla mancanza di sanzioni per le violazioni.

Malgrado nessun paese si sia ritirato dalla Convenzione, negli ultimi anni alcuni leader politici hanno sollevato dubbi sulla sua adeguatezza. Durante l’amministrazione Trump, gli Stati Uniti hanno ridotto i fondi destinati all’UNHCR, creando difficoltà per le operazioni umanitarie. Nel 2025, l’agenzia ha subito un taglio di fondi del 27%, pari a 1,3 miliardi di euro, causando la chiusura di 185 uffici e la perdita di 5.000 posti di lavoro.

Attualmente, solo il 31% delle spese annuali previste dall’UNHCR per il 2026 è finanziato, complicando ulteriormente la situazione, poiché il 70% dei rifugiati è ospitato in paesi a reddito basso o medio-basso, spesso già in crisi.”

Inoltre, i paesi ospitanti violano frequentemente il principio di garantire un “futuro stabile e sicuro” per i rifugiati, mantenendoli in uno stato giuridico incerto e limitando la loro capacità di pianificare. I leader dei paesi sviluppati indicano spesso i rifugiati come capri espiatori delle loro problematiche interne, mentre esperti legali segnalano come la Convenzione non tenga conto delle varie cause migratorie moderne, come i migranti climatici.

In questo contesto, crescono le richieste di riforma della Convenzione per rispondere alle nuove sfide, ma tali proposte si scontrano con complessità politiche e rischi di compromettere le garanzie già esistenti.

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