La recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea sui “paesi sicuri”
Venerdì, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza significativa, stabilendo che un “paese di origine sicuro” deve essere considerato tale per tutti i suoi abitanti e su tutto il territorio. Questa decisione consente agli stati membri dell’Unione Europea di determinare autonomamente quali paesi considerare “sicuri”, ma sottolinea che i giudici nazionali devono avere la facoltà di contestare questa definizione se ritengono che non rispetti le direttive europee, riporta Attuale.
Questo pronunciamento era atteso con particolare interesse in Italia, poiché alcuni giudici italiani avevano richiesto il parere della Corte in risposta alla decisione del governo di Giorgia Meloni di ampliare la lista dei “paesi sicuri”, includendo nazioni come l’Egitto e il Bangladesh. La questione è cruciale poiché le domande di asilo presentate dai migranti provenienti da paesi considerati “sicuri” possono essere trattate con una procedura accelerata, che consente un esame più rapido e sintetico e, in molti casi, la detenzione dei migranti in centri situati in Albania durante l’attesa dell’esito.
Il concetto di “paese sicuro” affonda le radici in una direttiva europea del 2013, che stabilisce le procedure previste per l’esame delle domande di protezione internazionale da parte dei migranti che giungono in un paese dell’Unione Europea. Nella sostanza, un paese è considerato “sicuro” se rispetta i diritti civili e le libertà fondamentali, oltre a possedere un ordinamento democratico.
Tuttavia, ogni nazione dell’Unione ha la libertà di decidere quali paesi classificare come “sicuri”, utilizzando criteri specifici. Questo ha portato a diverse interpretazioni e, spesso, a distorsioni. Ad esempio, da anni il governo italiano include tra i “paesi sicuri” nazioni in cui il rispetto dei diritti umani è oggetto di contestazione, come la Tunisia, retta da un regime illiberale che conduce una campagna di discriminazione nei confronti delle persone provenienti dall’Africa subsahariana.
L’interpretazione della Commissione ha trovato riscontro in quella già adottata da molti giudici, mentre il governo italiano ha spesso interpretato la norma in maniera diversa, considerando “sicuri” anche paesi che non garantiscono tale sicurezza su tutto il proprio territorio o solo per alcune categorie di persone. La Corte ha ribadito che questa interpretazione non è valida, sostenendo le decisioni dei giudici che hanno impedito il trasferimento dei migranti verso i centri in Albania.
È importante notare che la Corte ha puntualizzato che questa interpretazione rimarrà in vigore solamente fino a giugno 2026, momento in cui entrerà in vigore un nuovo regolamento controverso sulla procedura d’asilo, modificando le modalità di gestione dei richiedenti asilo all’arrivo alle frontiere dell’Unione. Tra le altre novità, il nuovo regolamento ridefinirà il concetto di paese sicuro, eliminando la necessità che un paese sia considerato tale in tutte le sue regioni e per tutte le categorie di persone.