Albania: il rifiuto della Corte Ue

02.08.2025 07:15
Albania: il rifiuto della Corte Ue

La Corte di Giustizia dell’UE smonta le strategie del governo italiano sui migranti

La Corte di giustizia Ue ha bocciato la strategia del governo italiano in merito alle procedure accelerate di frontiera per la valutazione delle richieste di protezione internazionale da parte dei migranti salvati in mare, un’iniziativa che ha visto l’apertura dei centri in Albania di Schengjin e Gjader, con un costo previsto di 800 milioni di euro per cinque anni. Secondo la Corte con sede in Lussemburgo, la provenienza dei migranti da Paesi ritenuti “sicuri” non esime né i giudici né i migranti stessi dal diritto di contestare le fonti di tale classificazione da parte del governo. La Corte sottolinea che un “Stato membro” non può inserire nell’elenco dei Paesi sicuri un Paese che “non fornisce una protezione adeguata a tutta la sua popolazione”, chiarisce la sentenza che svaluta la posizione italiana e solleva la magistratura ricorrente dalle accuse di politicizzazione. Non esiste quindi un automatismo; il governo può dichiarare “sicuri” i Paesi, ma le parti in causa possono sempre controdedurre, riporta Attuale.

Questo rappresenta un duplice smacco per l’intera maggioranza. I ricorsi presentati da due migranti del Bangladesh, “trasportati illegalmente a Gjader”, trovano fondamento. “È una vittoria della democrazia”, afferma l’avvocato Dario Belluccio, evidenziando come il rinvio dei giudici romani alla Corte Ue fosse fisiologico. “Nessuno ‘remava’ contro il governo; i giudici italiani avevano proposto un’interpretazione che la Corte ha dichiarato corretta. È opportuno che ciò venga chiarito”, sottolinea Cesare Parodi, presidente dell’Anm. Dal canto suo, l’esecutivo reagisce male, accusando la giurisdizione di rivendicare spazi che non le competono in ambito di responsabilità politiche. Le dichiarazioni infuocate da Palazzo Chigi emergono mentre la presidente del Consiglio Giorgia Meloni si trova a Istanbul con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan e il premier del governo di unità nazionale libico, Abdulhameed Mohamed Dabaiba, per intensificare la gestione “dei flussi migratori”.

La valutazione della sentenza da parte di Palazzo Chigi ha escluso ogni autocritica: per il governo, la pronuncia dell’UE assegna “a qualsiasi giudice nazionale la decisione non sui singoli casi, ma sulla gestione dei rimpatri e delle espulsioni di migranti irregolari”. Anche le opposizioni, per loro parte, dovrebbero “essere preoccupate”, poiché risultano “ulteriormente” limitati “i già ristretti margini di autonomia dei governi e dei Parlamenti”. Si promette inoltre di “cercare ogni soluzione tecnica o normativa per garantire la sicurezza dei cittadini”. I vice sono concordi. La sentenza viene definita “politica, scandalosa, vergognosa, imbarazzante” da Matteo Salvini (Lega), mentre Antonio Tajani (FI) esprime preoccupazione. Al contrario, il Guardasigilli Carlo Nordio si mostra più cauto richiedendo che il giudizio “sia effettivo e motivato”.

La struttura albanese di Gjader, recentemente declassata a semplice centro di rimpatrio, ospita attualmente solo 27 migranti a fronte di una capacità complessiva di 1.224 posti disponibili tra hotspot, Cpr e penitenziari. La pronuncia della Corte Ue evidenzia dunque un sottoutilizzo e dei costi non giustificati. “Oltre 800 milioni di euro dei contribuenti italiani sono stati sperperati”: così la premier e il governo devono assumersi la responsabilità di non aver adeguatamente interpretato le leggi italiane ed europee, e di aver realizzato un’iniziativa illegittima con i centri inumani in Albania, che violano i diritti fondamentali, denuncia Elly Schlein, segretaria del PD. Matteo Renzi (Iv) avverte che, dopo questa “Caporetto”, è tempo di fermare la “Guantanamo italiana”. Tuttavia, Carlo Calenda (Azione) mette in guardia sul rischio che “nessun Paese venga considerato sicuro”, il che potrebbe portare a un incremento dei flussi migratori. Secondo Nicola Fratoianni (Avs), l’ostinazione del governo è “sconfitta senza appello”. Giuseppe Conte, in modo ancora più pungente, definisce la sentenza Ue “scontata”, denotando nella reazione della premier una “propaganda vuota e vittimismo strumentale”.

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