Le restrizioni israeliane rallentano l’arrivo di cibo e aiuti umanitari a Gaza

20.08.2025 08:25
Le restrizioni israeliane rallentano l'arrivo di cibo e aiuti umanitari a Gaza

Restrizioni israeliane ostacolano aiuti umanitari a Gaza

Israele ha imposto limitazioni e divieti burocratici arbitrari ai camion di cibo e generi di prima necessità diretti nella Striscia di Gaza, rallentando o rendendo impossibile l’arrivo degli aiuti. La situazione è particolarmente grave ora che molte persone nella Striscia soffrono di malnutrizione e rischiano quotidianamente di essere uccise nel tentativo di recuperare cibo dai centri di distribuzione, usati di fatto come arma di guerra contro i palestinesi, riporta Attuale.

Questi divieti burocratici sono spesso incomprensibili: secondo quanto riferito dal quotidiano israeliano Haaretz, di recente è stato vietato l’ingresso a Gaza di un carico di datteri perché considerati un genere di “lusso”. In altri casi, le patate sono state escluse in quanto potrebbero essere rubate e usate dai miliziani di Hamas come merce di scambio.

Attualmente, il cibo e i generi di prima necessità entrano a Gaza attraverso due canali principali. Il primo, controllato da Israele tramite la Gaza Humanitarian Foundation, ha portato a una distribuzione inefficiente degli aiuti, contribuendo a una serie continua di stragi di palestinesi. L’altro canale si avvale delle agenzie dell’ONU e delle ONG, che consegnano prodotti principalmente attraverso camion provenienti dalla Giordania.

Gli ostacoli burocratici, come riportato da Haaretz, iniziano con le autorizzazioni. Dopo l’inizio della guerra il 7 ottobre 2023, il governo israeliano ha bloccato i nuovi permessi per quasi un anno e mezzo, escludendo molte ONG e costringendo quelle ammesse a collaborare con gruppi preesistenti. Sebbene le procedure di registrazione siano state riaperte a marzo di quest’anno, il ministro per la Diaspora, Amichai Chikli, ha complicato le condizioni necessarie per l’accesso, impedendo a decine di organizzazioni di operare.

La scorsa settimana, molte organizzazioni hanno firmato un appello per chiedere cambiamenti al sistema di registrazione, sostenendo che ostacola l’invio degli aiuti. Oxfam ha denunciato che Israele ha bloccato l’ingresso di aiuti per un valore di 2,5 milioni di dollari, mentre Anera ha segnalato di avere centinaia di tonnellate di riso e altri generi pronti per la consegna, ma senza permessi per farlo.

Le complicazioni non si fermano qui: i camion caricano inizialmente aiuti in Giordania, li trasportano fino al confine israeliano, dove devono essere trasferiti su camion israeliani diretti al valico di Kerem Shalom. Da lì, il carico viene nuovamente trasferito su camion palestinesi per entrare nella Striscia. Recentemente, Israele ha anche stabilito che i camion devono essere scortati dalla polizia, causando ulteriori ritardi nel transito.

Una volta ai varchi, i controlli sono spesso arbitrari; ad esempio, alimenti come datteri e patate possono venire esclusi. Le maggiori difficoltà sorgono per attrezzature e materiali da costruzione, ritenuti di “doppio uso”, poiché potrebbero teoricamente essere utilizzati in ambito militare da Hamas. Questo include una lunga lista di beni, da pannelli solari a macchine per ecografie.

Le lunghe attese ai varchi di Gaza sono una diretta conseguenza di questi ostacoli. Il varco di Kerem Shalom, ad esempio, è chiuso la domenica e opera a ritmi ridotti nei weekend. Dopo i controlli, i soldati israeliani non consentono ai camion di assicurare adeguatamente i carichi, con conseguente perdita di alimenti durante il trasferimento.

Infine, le ONG accusano l’esercito israeliano di costringere i camion a percorrere strade infestate da predoni, mentre Israele sostiene che tali percorsi siano necessari per motivi di sicurezza. Alcuni gruppi sostengono che questa situazione venga mantenuta deliberatamente per dimostrare l’inefficacia del sistema internazionale di aiuti, promuovendo la Gaza Humanitarian Foundation. Il governo israeliano, al contrario, afferma che i controlli siano essenziali per garantire la sicurezza e accusa le ONG di non fare abbastanza per consegnare efficacemente aiuti alla popolazione.

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