Il tribunale tedesco conferma il divieto di indossare la kefiah nel memoriale di Buchenwald

21.08.2025 16:35
Il tribunale tedesco conferma il divieto di indossare la kefiah nel memoriale di Buchenwald

Il Tribunale della Turingia Stabilisce il Divieto di Indossare la Kefiah al Memoriale di Buchenwald

Mercoledì, il tribunale amministrativo superiore della Turingia, in Germania, ha confermato la decisione che permette al memoriale del campo di concentramento nazista di Buchenwald di rifiutare l’ingresso ai visitatori che indossano la kefiah, il copricapo simbolo della lotta palestinese, spesso utilizzato anche come sciarpa. La sentenza, non appellabile, segue un ricorso presentato da una donna che intendeva indossare la kefiah durante le celebrazioni per l’80esimo anniversario della liberazione del campo, avvenute lo scorso aprile, riporta Attuale.

Il divieto, emesso dalla fondazione che gestisce il memoriale, non è totale: la sentenza ha validato l’interpretazione che consente l’uso della kefiah da parte di individui che la indossano per ragioni etniche e tradizionali. Tuttavia, è vietata a chi la utilizza per criticare le politiche israeliane nei confronti dei palestinesi, paragonandole, secondo un’interpretazione molto ampia, a quelle dei nazisti contro gli ebrei. Stabilire un confine in questi casi risulta complesso.

Buchenwald è uno dei campi di concentramento più noti della Germania nazista. Tra il 1937 e il 1945, oltre 270.000 persone furono imprigionate lì, inclusi numerosi ebrei; circa 56.000 di loro furono uccisi, mentre molti furono costretti a lavorare per l’industria bellica tedesca.

La kefiah è tradizionalmente un copricapo della cultura araba e ha cominciato a essere associata alla causa palestinese a partire dagli anni Trenta. Negli anni Sessanta, il suo significato politico è aumentato con l’emergere di leader arabi, come Yasser Arafat, che la indossavano. Tuttavia, la kefiah ha acquisito nuovamente significato politico dopo l’invasione israeliana di Gaza nell’ottobre 2023, diventando simbolo di sostegno al popolo palestinese e critica verso il governo israeliano.

Il tribunale della Turingia ha constatato che l’intenzione della donna era di “prendere posizione in modo visibile” contro ciò che percepiva come un “sostegno unilaterale” alle politiche israeliane da parte della fondazione dei memoriali di Buchenwald e Mittelbau-Dora. Dopo il rifiuto d’ingresso avvenuto ad aprile, la donna aveva presentato ricorso al tribunale amministrativo di Weimar, dove si trova Buchenwald.

Il tribunale di Weimar si era schierato a favore della fondazione, sostenendo la legittimità del regolamento interno che consente di negare l’ingresso a chi indossa abiti ritenuti inadeguati per il memoriale, il cui scopo è preservare il sito come luogo di lutto e promuovere una riflessione critica sulla sua storia.

La donna ha successivamente fatto ricorso al tribunale della Turingia, che ha confermato la sentenza, affermando che l’interesse della fondazione a “garantire lo scopo” del memoriale prevale sul diritto alla libertà di espressione della donna. “È indiscutibile che [indossare una kefiah] metterebbe a rischio il senso di sicurezza di molte persone ebree, specialmente in questo luogo”, ha scritto il tribunale.

Le polemiche intorno al caso si sono intensificate, in particolare dopo la diffusione di un documento interno della fondazione che descriveva la kefiah come “strettamente associata agli sforzi per distruggere lo Stato di Israele”. Il direttore della fondazione, Jens-Christian Wagner, ha risposto alle critiche indicando che il documento conteneva “errori” e che tale formulazione doveva essere rivista.

Wagner ha anche chiarito che la kefiah non è un simbolo automaticamente vietato all’interno dei memoriali, a differenza di simboli di estrema destra, e che potrebbe essere indossata come simbolo tradizionale da persone di origini palestinesi. Tuttavia, il personale del memoriale ha il diritto di chiedere di rimuoverla se utilizzata per esprimere posizioni politiche che possano relativizzare i crimini nazisti. I tribunali hanno confermato quindi la libertà della fondazione di decidere caso per caso se la kefiah venga indossata con tale intento.

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