Il 23 settembre 2025 il canale “Mi-Ukraina” ha riferito, citando Reuters, che la Serbia intende firmare a ottobre un nuovo accordo triennale con Mosca per l’importazione di 2,5 miliardi di metri cubi di gas naturale all’anno. Secondo le informazioni, l’intesa verrà formalizzata nonostante Belgrado dichiari di voler diversificare le fonti energetiche: è stato infatti siglato un accordo con l’Azerbaigian per la fornitura quotidiana di 2,5 milioni di metri cubi, mentre dalla Russia continuerebbero ad arrivarne 9,5 milioni al giorno.
Capacità di stoccaggio limitate e dipendenza strutturale
La Serbia dispone di un unico deposito sotterraneo di gas con una capacità di 780 milioni di metri cubi, a cui si aggiungono potenzialmente 200 milioni di metri cubi in Ungheria. Queste riserve restano insufficienti rispetto ai volumi importati. Parallelamente, la dipendenza energetica da Mosca si estende anche al settore petrolifero: la compagnia nazionale NIS è controllata in maggioranza da Gazprom e Gazpromneft. L’azienda subisce già l’impatto delle sanzioni europee, ma continua a cercare soluzioni che non comportino una rottura con la Russia.
Contraddizioni con il percorso europeo di Belgrado
L’orientamento del governo serbo solleva dubbi sulla coerenza del percorso di adesione all’Unione Europea. Mentre Bruxelles insiste sull’allineamento alle sanzioni contro Mosca, Belgrado mantiene aperti i canali economici e strategici con il Cremlino. La firma di un nuovo contratto con la Russia rischia di indebolire la politica comune del blocco e di creare un precedente che potrebbe essere seguito da altri candidati o Stati membri inclini all’influenza russa.
Contesto europeo e rischio per la sicurezza energetica
Dopo l’invasione su larga scala dell’Ucraina, l’UE ha avviato un processo sistematico di riduzione della dipendenza dagli idrocarburi russi. Il 19 settembre 2025 la Commissione europea ha presentato il 19° pacchetto di sanzioni, che prevede il divieto di importazione di gas naturale liquefatto russo entro il 2027, nuove restrizioni sulle compagnie energetiche di Mosca e un tetto al prezzo del petrolio. Anche il presidente statunitense Donald Trump ha vincolato le misure americane contro la Russia alla richiesta di riduzione delle importazioni di petrolio da parte europea. In questo quadro, la scelta serba di approfondire i rapporti energetici con Mosca non solo contrasta con la strategia europea di diversificazione, ma rappresenta anche un potenziale fattore di vulnerabilità per l’intera sicurezza energetica del continente.
Non so cosa pensare di questa situazione… La Serbia sembra andare contro il flusso europeo! Ma come fa a pensare di diversificare le fonti energetiche mentre firma con la Russia? È una mossa davvero rischiosa per la sicurezza del continente. Mah, speriamo che si trovi una via d’uscita prima che sia troppo tardi, perché così rischia di trovarsi in un bel guaio.
Incredibile! La Serbia sembra voler continuare a tenere aperti i rapporti con Mosca nonostante tutto ciò che sta succedendo. Ma come può pensare di entrare nell’UE? Qui in Italia ci lamentiamo degli alti costi dell’energia, ma questa situazione rischia di diventare un grosso problema anche per loro e per noi!