Il piano di pace di Trump per Gaza: Hamas ha pochi giorni per rispondere
Il presidente statunitense Donald Trump ha presentato lunedì un piano per porre fine alla guerra nella Striscia di Gaza, in accordo con il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, senza ancora avere ricevuto una risposta ufficiale da parte di Hamas, riporta Attuale. Secondo fonti interne al movimento, Hamas potrebbe richiedere chiarimenti e modifiche su alcuni dei venti punti previsti nel piano.
Il documento proposto da Trump impone condizioni favorevoli a Israele, configurandosi come un ultimatum per Hamas. Durante il fine settimana, Trump ha comunicato che Hamas avrà tempo fino alle 18 di domenica (ora di Washington, mezzanotte in Italia) per rispondere, definendo questa come un’«ultima possibilità». Solo pochi giorni prima, il presidente aveva concesso tre o quattro giorni, mostrando l’ambiguità abituale nelle sue trattative e minacciando che il rifiuto porterebbe alla continuazione del conflitto, avvalendosi del pieno supporto statunitense.
Hamas sembra essere disposto ad accettare il piano ma a determinate condizioni, sebbene non sia chiaro se queste richieste verranno accolte dagli Stati Uniti. Il testo prevede un cessate il fuoco immediato, seguito da un periodo di 72 ore per il rilascio degli ostaggi israeliani, vivi e morti, in cambio della liberazione di 1.950 prigionieri palestinesi. Include anche un ritiro graduato delle forze israeliane dalla Striscia, con Israele che manterrebbe una vasta “zona cuscinetto” lungo i confini.
Lo stesso Netanyahu, poche ore prima dell’incontro con Trump, ha ottenuto modifiche significative che non erano state concordate con gli altri mediatori della trattativa, tra cui Qatar ed Egitto. In particolare, il ritiro delle forze israeliane è stato vincolato al disarmo di Hamas, con tempistiche del tutto indefinite, che potrebbero consentire all’esercito di mantenere la sua posizione nella “zona cuscinetto”.
Per questi motivi, i governi di Qatar, Egitto e Turchia stanno discutendo con gli Stati Uniti la possibilità di emendare alcune parti del piano, pur esortando Hamas ad accettarlo. Giovedì, il ministro degli Esteri egiziano, Badr Abdelatty, ha affermato che «ci sono molte lacune che devono essere colmate» riguardo al futuro della Striscia.
Hamas richiede garanzie specifiche riguardo al ritiro israeliano e alle tempistiche, mostrando resistenza su altri punti, tra cui il rilascio immediato degli ostaggi, considerato un fondamentale strumento di pressione, il disarmo e l’ingresso di una forza di stabilizzazione internazionale destinata a gestire la sicurezza del territorio a lungo termine.
I media internazionali e israeliani hanno riferito che Hamas è indeciso e diviso: mentre una parte della leadership politica, presente in Qatar, potrebbe essere incline ad accettare il piano, l’ala militare, che controlla gli ostaggi, si oppone decisamente. Giovedì, un portavoce di Hamas ha dichiarato ad Al Jazeera che il gruppo risponderà «presto» a Trump.