Israele ritira le truppe: la “yellow line” segna un nuovo confine a Gaza
Il 10 ottobre, con l’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza, l’esercito israeliano si è ritirato dietro alla cosiddetta “yellow line” (linea gialla), che divide la Striscia in due parti: mentre la porzione più occidentale, verso la costa, rimane territorio palestinese sotto il controllo di Hamas, il 53% dell’intero territorio è sotto il controllo militare israeliano, riporta Attuale.
I blocchi di cemento che segnano la linea sono stati posizionati a circa 200 metri di distanza l’uno dall’altro. La loro natura provvisoria è messa in discussione, con il portavoce dell’esercito israeliano che suggerisce possano evolversi in una demarcazione più stabile, con una barriera in cemento e pali gialli alti 3,5 metri.
Secondo l’accordo sulla prima fase del piano di pace, la yellow line dovrebbe essere temporanea, in attesa di una seconda fase negoziale per un ulteriore ritiro israeliano. Tuttavia, questa fase dipende dal disarmo di Hamas, condizione finora rifiutata dal gruppo militante e che rappresenta una delle principali incognite del processo.
In una potenziale ulteriore fase, le parti dovrebbero concordare un ritiro dell’esercito israeliano dietro a una linea definitiva all’interno della Striscia, con Israele che mira a creare una “zona cuscinetto di sicurezza” vicino ai suoi confini. L’attuale situazione ha visto un progressivo consolidamento della yellow line come confine permanente. A questo proposito, il quotidiano israeliano Yedioth Ahronoth l’ha definita «il nuovo confine di Gaza».
Per molti palestinesi, questa separazione significa l’impossibilità di tornare a casa. I soldati israeliani hanno aperto il fuoco contro chiunque si avvicini alle aree di demarcazione, causando la morte di circa 20 palestinesi al giorno, specialmente nelle vicinanze della yellow line. Inoltre, le operazioni di controllo israeliano hanno creato preoccupazioni circa l’effettivo posizionamento dei blocchi di cemento, con un’inchiesta della BBC che ha rivelato loro collocazione più a sud rispetto alla linea dichiarata.
Nonostante le tensioni, il governo israeliano ha ribadito l’intenzione di mantenere il controllo militare sulla Striscia. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha comunicato ai suoi ministri che spetterà a Israele decidere quali paesi stranieri possano inviare soldati per il contingente internazionale atteso, i cui termini rimangono vaghi e indefiniti.