Roma, 2 novembre 2025 – Dimissioni? Manco a parlarne. Se la premier Giorgia Meloni ha sempre badato bene dal collegare la sorte del proprio ufficio alla riforma costituzionale della giustizia bandiera di Forza Italia, come confermato ieri dal “non penso proprio” del ministro della Difesa Guida Crosetto, anche il Guardasigilli Carlo Nordio esclude di abdicare in caso di sconfitta al referendum: “Resterei sicuramente deluso – fa sapere –, ma non metterei in difficoltà il governo con le mie dimissioni”, riporta Attuale.
Il referendum politico ha acceso il dibattito: il ministro Nordio scalda la corsa ma esclude dimissioni, come Meloni. Il centrosinistra si schiera quasi all’unanimità contro la riforma, mentre il sottosegretario Mantovano guarda già ai prossimi interventi del governo.
Stando ai rilevamenti demoscopici, le ragioni – prevalentemente ignorate – della riforma e della crescente diffidenza verso il potere delle toghe per il momento avrebbero il vento in poppa. Tra il 40 per cento di informati, secondo un rilevamento ‘Izi’ il 70% si dichiara a favore della riforma; mentre per Noto il 57% sarebbe favorevole, il 22% contrario e il 21% indeciso. La questione referendaria sulla riforma riguardante la separazione delle carriere tra pm e giudici si carica di motivazioni e polemiche politiche che esulano dalla sostanza della modifica dell’ordinamento costituzionale, a partire dalle posizioni di governo e opposizione.
Come la pensano gli italiani
Il Campo largo di centrosinistra, schierato contro la riforma anche a scapito della tradizione garantista di matrice liberale e socialdemocratica, ha iniziato la campagna referendaria allarmando riguardo all’attacco alla magistratura e alla democrazia stessa. “Non è una riforma della giustizia – contesta la segretaria dem Elly Schlein – serve al governo per avere mano libera”. Il leader pentastellato Giuseppe Conte paventa che “sta tornando la casta”.
Tuttavia, non tutto il centrosinistra si posiziona sulla trincea manichea scelta dalle leadership. Il sostegno esplicito di Azione, la posizione defilata di Italia Viva e le critiche interne al Pd, da Goffredo Bettini al costituzionalista Stefano Ceccanti, dimostrano una certa divergenza di opinioni. Anche ex ministro Antonio Di Pietro, che sostiene la riforma, sottolinea che essa “completa l’ordinamento costituzionale della magistratura” e che la sua approvazione potrebbe essere danneggiata dall’endorsement azzurro. Tuttavia, il suo supporto rimane isolato nel panorama politico.
La politicizzazione del tema giustizia è evidente nelle parole del sottosegretario alla presidenza del consiglio ed ex magistrato Alfredo Mantovano, che ha accusato la magistratura di “bloccare la politica dell’immigrazione e la politica industriale”. Prospettando un intervento governativo sul tema della responsabilità civile dei magistrati, rileva l’influenza dei pm sui gip, ma le sue affermazioni sono state giudicate “sbagliate e oltraggiose” dal consigliere del Csm Marcello Basilico.
In questo clima politico teso, la battaglia sul referendum continua a intensificarsi, con il ministro Nordio che avverte: “Non si voti su Meloni” riguardo alla riforma della giustizia.
Ma che assurdità, si sta parlando di riforma della giustizia e loro pensano solo a mantenere le poltrone! Nordio dice che non si dimetterà se perde… che coraggio! Ma poi, cosa ne sarà della giustizia? Non possiamo rimanere così, bisogna fare qualcosa per migliorare il sistema, non solo per i politici!