Vittoria della coalizione sciita in Iraq, ma senza maggioranza per governare
La coalizione sciita guidata dal primo ministro di corrente Mohammed Shia al Sudani ha ottenuto la maggioranza dei voti nelle elezioni irachene, conquistando 8 province su 18. Tuttavia, nessuna forza politica ha totalizzato il numero necessario di voti per governare da sola, il che preannuncia un lungo e complesso processo di formazione del nuovo governo, riporta Attuale.
Le elezioni si sono tenute martedì per rinnovare i 329 seggi del parlamento unicamerale iracheno. Sebbene i risultati non abbiano riservato sorprese significative, hanno confermato l’attuale assetto politico, aggravato dalla diffusa corruzione e dallo sviluppo stagnante del paese. Le élite politiche hanno consolidato strutture clientelari che hanno influenzato il voto, con accuse di traffico di voti comprati che hanno caratterizzato questo scrutinio.
Il contesto politico in Iraq è pesantemente influenzato dagli antagonismi tra Iran e Stati Uniti. L’Iran supporta milizie potenti in Iraq, come Kataib Hezbollah, che è stata designata dall’America come organizzazione terroristica. Queste milizie hanno partecipato alle elezioni con propri candidati, riuscendo ad ottenere alcuni successi elettorali. Gli Stati Uniti mirano alla dissoluzione di tali milizie, il che potrebbe destabilizzare ulteriormente la già fragile situazione politica e sociale. Al Sudani si propone come un mediatore in grado di gestire le influenze iraniane, cercando di mantenere un equilibrio tra le due potenze.
Al Sudani guida la coalizione di Ricostruzione e cambiamento, il cui simbolo rappresenta lo sviluppo del settore delle costruzioni pubbliche negli ultimi anni. Questa coalizione fa parte della più ampia coalizione Quadro di coordinamento sciita (CF), che comprende le maggiori forze sciite e ha supportato il precedente governo. Lo sciismo, sebbene minoritario a livello globale, è prevalente in Iraq e in Iran, contrapposto al sunnismo.
All’interno della coalizione di al Sudani, tuttavia, ci sono già resistenze significative riguardo alla sua conferma come primo ministro, creando incertezze sul futuro del governo.
Le precedenti elezioni del 2021 erano state vinte dal Movimento Sadrista di Muqtada al Sadr, un leader politico e religioso influente. Tuttavia, i tentativi di formare un governo a seguito di quelle elezioni erano falliti, portando al ritiro del Movimento dal parlamento e successivamente al boicottaggio delle elezioni di quest’anno.
L’astensione alle elezioni si prevedeva alta, e su 32 milioni di aventi diritto al voto, 11 milioni non hanno ottenuto i documenti necessari. Tra i 21 milioni di votanti, solo il 56% ha partecipato, una cifra inferiore al previsto, ma comunque in crescita. L’astensione è risultata più elevata nelle province dominati dal Movimento Sadrista.
È emersa una tendenza tra gli elettori iracheni a votare in base a linee etniche e religiose, con i partiti sciiti che prevalgono nelle province a maggioranza sciita, i sunniti in quelle sunnite e i curdi nelle province curde.
Dopo la divulgazione dei risultati definitivi, inizieranno le trattative per la formazione del governo e l’assegnazione delle cariche statali. Nelle elezioni del 2021 il processo si era prolungato per oltre un anno e aveva generato forti proteste. Tradizionalmente, il primo ministro è scelto dalla maggioranza sciita, il portavoce del parlamento è sunnita e il presidente (funzionario con ruolo cerimoniale) è curdo.
Mercoledì, quando sono stati comunicati i risultati preliminari, i sostenitori di al Sudani hanno festeggiato in piazza Tahrir a Baghdad, mentre il primo ministro ha dichiarato che la “volontà popolare” era evidente.