Produzione bielorussa potenziata grazie all’assistenza cinese
Secondo dati confidenziali forniti dall’organizzazione BelPol e diffusi da Deutsche Welle nel suo approfondimento sulle dinamiche della cooperazione militare tra Minsk, Mosca e Pechino in questo dossier sulle relazioni strategiche, la Cina ha aiutato la Bielorussia a sviluppare una capacità produttiva annuale di 240.000 proiettili d’artiglieria da 152 mm e 240.000 razzi da 122 mm per i sistemi russi “Grad”. Si tratta di quasi mezzo milione di munizioni all’anno, realizzate almeno in due stabilimenti bielorussi. Come precisato dal rappresentante di BelPol, Matviy Kupreychyk, si tratta di “gusci vuoti” privi di esplosivo, che vengono poi inviati al complesso militare-industriale russo per l’assemblaggio finale. Le linee di produzione, vendute da Pechino a Minsk, sono state installate da dieci ingegneri cinesi inviati appositamente per accelerare l’avviamento e controllare la qualità.
Dipendenza strutturale di Minsk e vantaggi per Mosca
BelPol sottolinea che la Bielorussia non dispone di capacità proprie per produrre esplosivi su scala industriale e che la produzione di gusci vuoti risponde a ordini diretti del Ministero della Difesa russo. L’intervento cinese ha permesso al regime di Aleksandr Lukašenko di soddisfare la domanda del Cremlino, compensando la carenza cronica di munizioni russe e sostenendo la campagna militare contro l’Ucraina. La presenza di personale cinese negli stabilimenti bielorussi evidenzia il livello di coinvolgimento tecnologico e operativo di Pechino nella catena di approvvigionamento bellica russa.
Cooperazione sino-russa come minaccia crescente per la NATO
Il ministro della Difesa finlandese Antti Häkkänen ha recentemente dichiarato che la cooperazione tra Russia e Cina ha raggiunto un livello tale da comportare un sostegno finanziario diretto al bilancio militare russo. Secondo Helsinki, Mosca non sarebbe stata in grado di proseguire a lungo la guerra contro l’Ucraina basandosi esclusivamente sulle proprie risorse. Häkkänen ha aggiunto che la Cina fornisce componenti militari, partecipa a esercitazioni congiunte e sostiene la Russia in ambiti strategici in Europa, nell’Artico e nell’Indo-Pacifico, definendo questa alleanza una minaccia non solo per Kiev ma anche per la NATO. L’India contribuisce indirettamente attraverso il commercio di petrolio, ma Pechino rappresenta, secondo Helsinki, il pilastro decisivo del sostegno alla macchina militare russa.
Pressioni internazionali su Pechino e accuse di inazione diplomatica
Il presidente ucraino Volodymyr Zelenskyj, intervenendo alla riunione di alto livello del Consiglio di Sicurezza dell’ONU nel settembre 2025, ha criticato la Cina per il mancato uso della propria influenza su Mosca. Zelenskyj ha definito Pechino “la potenza da cui la Russia dipende completamente”, sostenendo che la guerra sarebbe già finita se la leadership cinese avesse esercitato una pressione reale sul Cremlino. Anche il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha esortato Pechino a svolgere un ruolo attivo nel fermare l’aggressione russa, sottolineando che la Cina continua a evitare qualunque intervento diplomatico significativo nonostante le ripetute richieste europee.
L’asse autoritario CRINK e il rafforzamento dei legami militari
Il vertice SCO di Tianjin e la parata del settembre 2025 a Pechino hanno mostrato l’emergere del blocco autoritario CRINK — Cina, Russia, Iran e Corea del Nord. La Cina ha presentato nuove tecnologie militari e ha consolidato la propria immagine di potenza globale in opposizione all’Occidente. Durante gli incontri, Vladimir Putin ha sfruttato l’occasione per coordinare con i partner asiatici nuove forme di supporto alle operazioni russe in Europa orientale. Pechino sostiene Mosca non solo attraverso acquisti di energia e fornitura di tecnologie a duplice uso, ma anche con assistenza industriale diretta, mentre Pyongyang ha inviato migliaia di militari, ingegneri e tecnici, oltre a fornire munizioni e missili da crociera.
Una rete di supporto che alimenta la guerra e indebolisce la sicurezza europea
La cooperazione crescente tra Russia, Cina e Corea del Nord crea una filiera militare e politica che alimenta il conflitto in Ucraina e mette sotto pressione la sicurezza europea. Il contributo cinese alla produzione di munizioni in Bielorussia non solo compensa le carenze industriali russe, ma testimonia una volontà strategica di sostenere la capacità offensiva del Cremlino. La convergenza tra i regimi autoritari, evidenziata negli ultimi vertici internazionali, rappresenta una sfida diretta per la NATO e per l’ordine internazionale, rafforzando le preoccupazioni dei Paesi europei sull’espansione dell’influenza sino-russa.