Violenza sulle donne, il rischio di frattura tra Meloni e Schlein mentre si vota il ddl femminicidio

25.11.2025 18:15
Violenza sulle donne, il rischio di frattura tra Meloni e Schlein mentre si vota il ddl femminicidio

In Commissione Giustizia al Senato, i rappresentanti della maggioranza hanno richiesto audizioni e chiarimenti sulle modifiche che prevedono il consenso informato della vittima, scatenando l’ira delle opposizioni, riporta Attuale.

Nel giorno della giornata contro la violenza sulle donne, l’accordo tra la premier Meloni e la segretaria del PD, Elly Schlein, rischia di naufragare: il via libera unanime al ddl femminicidio alla Camera, in cambio dell’ok al consenso informato nella riforma dell’articolo 609-bis del codice penale riguardante la violenza sessuale, è ora compromesso. Entrambi i provvedimenti avrebbero dovuto essere approvati insieme, in una data simbolica come il 25 novembre, ma ciò non sarà possibile.

Cosa è successo in Commissione Giustizia in Senato

La tensione è esplosa a Palazzo Madama, dove i membri della maggioranza, riuniti per modificare l’articolo 609-bis del codice penale sui reati di violenza sessuale, hanno richiesto audizioni sul tema del consenso informato della vittima. Questa richiesta ha bloccato di fatto i lavori della commissione. La modifica era già stata approvata dalla Camera, e l’approvazione al Senato era attesa come un passo facile, ma così non è stato. Rimangono quindi dei dubbi di natura tecnico-giuridica, secondo i membri della maggioranza, che necessitano di ulteriori chiarimenti, ignorando il fatto che lo stesso testo era passato a Montecitorio a fronte dell’appoggio delle relatrici, Michela De Biase del PD e Carolina Varchi di FdI.

Rivolta alla Camera: le opposizioni chiedono lo stop ai lavori

La notizia ha rapidamente raggiunto la Camera, dove le opposizioni hanno protestato energicamente, chiedendo la sospensione dei lavori, con Avs in prima linea e il supporto di Iv, PD e M5S. Tuttavia, tale richiesta è stata respinta in aula. «Oggi è stato tradito un patto di lealtà al Senato, e ciò accade in una giornata simbolica contro la violenza sulle donne», ha denunciato Andrea Quartini del M5S, definendo questo atteggiamento «inaccettabile e riprovevole». Anche Chiara Braga, capogruppo del PD, ha affermato: «Questo è un atto di violenza non solo contro le opposizioni, ma anche contro le donne». Dopo la bocciatura della sospensiva, i parlamentari di opposizione hanno iniziato a discutere gli ordini del giorno, richiedendo chiarimenti al governo, in particolare alla ministra Eugenia Roccella.

Consenso informato. La spiegazione di Bongiorno in Commissione: «Non c’è unanimità nella rinuncia agli emendamenti»

«L’intento è quello di proseguire sul ddl. Chiunque volesse insinuare che vogliamo affossarlo si sbaglia; io presiedo la commissione e non affosserò nulla. Il ddl è arrivato oggi e ho chiesto se ci fosse unanimità nella rinuncia agli emendamenti, ma questo non è stato il caso. La maggioranza ha richiesto ulteriori correzioni alla luce di alcune audizioni. Preparerò sessions mirate e brevi, e poi si procederà. Non si possono considerare ritardi, essendo il ddl arrivato in commissione solo oggi. Se non c’è unanimità, non possiamo chiudere in mezz’ora», ha affermato Giulia Bongiorno, presidente della commissione Giustizia del Senato, durante i lavori in grado di scuotere l’accordo. L’approvazione della modifica all’articolo 609-bis non sarà ora possibile, nonostante questa mattina il presidente del Senato, Ignazio La Russa, si fosse mostrato piuttosto ottimista.

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