La riparazione delle banconote in una Gaza in crisi economica
Nella Striscia di Gaza, sempre più persone si dedicano alla riparazione delle banconote, scarseggianti a causa delle restrizioni israeliane sull’ingresso di beni essenziali. Da oltre due anni, Israele blocca l’arrivo di cibo, medicine e denaro contante, essenziali per la popolazione palestinese, mentre i commerci sono in difficoltà e i prezzi sono inaccessibili. La situazione economica è catastrofica, con banconote deteriorate che necessitano di riparazione per poter essere utilizzate nella compravendita, riporta Attuale.
Nella Striscia, si utilizza lo shekel israeliano, con un cambio che consiglia di dividere per quattro per convertire in euro (ad esempio, 10 shekel equivalgono a 2,50 euro).
Ultimamente, BBC News ha descritto il processo di riparazione delle banconote, che avviene con strumenti rudimentali: righello, colla e matite colorate per ridare vita ai colori sbiaditi. Le banconote di 20 shekel sono rosse, quelle da 50 verdi, 100 arancioni e 200 blu. Mahmoud Abd al-Nabi, uno dei riparatori, ha raccontato di pulire le banconote con acqua e sapone e di stenderle al sole per asciugarle.
Israele ha vietato i trasferimenti di denaro contante dall’inizio del conflitto, distruggendo tutte le 56 filiali bancarie della Striscia nei suoi attacchi. Attualmente, solo cinque banche sono riaperte, ma non permettono il prelievo di contante, limitandosi a riattivare conti o ad aprirne di nuovi. Prima della guerra, l’80% delle transazioni avveniva in contanti, ma ora, senza denaro contante disponibile, molte persone si rivolgono a cambiavalute informali con commissioni exorbitanti che arrivano fino al 40%.
Questa difficoltà ha reso le banconote esistenti molto preziose; quelle danneggiate possono essere rifiutate dai venditori. Diversi media, oltre a BBC, hanno evidenziato l’importanza sociale del lavoro dei riparatori, che richiedono somme modeste per le riparazioni rispetto ai cambiavalute.
Il COGAT, la divisione dell’esercito israeliano responsabile delle autorizzazioni per l’ingresso nella Striscia, ha affermato che il divieto di trasferimenti di denaro fisico è una scelta politica deliberata, sostenendo che il denaro potrebbe essere utilizzato per finanziare Hamas. Questa giustificazione è utilizzata anche per giustificare il blocco di beni essenziali come carburante, cibo e prodotti medici.
Inoltre, la questione dei trasferimenti di denaro rimane un tema controverso nei piani di pace per la fine del conflitto, come evidenziato dai molti aspetti trascurati dal piano di Trump. Durante la guerra, sono emerse alternative digitali ai contanti, come le app bancarie. L’Autorità monetaria palestinese ha sviluppato un sistema per transazioni locali che non richiede connessione internet, permettendo trasferimenti attraverso SMS. Più di 500.000 persone a Gaza utilizzano portafogli digitali offerti dalla Banca della Palestina.
Incredibile come in una situazione così disperata le persone riescano a trovare soluzioni creative. Ma allo stesso tempo fa pensare: in un posto dove dovrebbe esserci aiuto, si è costretti a riparare banconote per poter campare. Una tristezza senza fine, e la comunità internazionale cosa fa? Niente…