Umanitaria: aiuti per Gaza bloccati in Giordania per sei mesi
Il cibo raccolto ad agosto dalla ong genovese Music for Peace per la popolazione di Gaza è attualmente fermo in Giordania da sei mesi. Circa 240 tonnellate di alimenti, tra cui scatolette di tonno, legumi, farina, pomodori pelati, zucchero, riso, biscotti, miele, marmellata e pasta, erano stati portati alla frontiera con la Cisgiordania lo scorso ottobre. Da lì, avrebbero dovuto raggiungere la chiesa della Sacra Famiglia a Gaza per essere distribuiti agli sfollati della Striscia, ma il governo israeliano ha impedito il loro passaggio, riporta Attuale.
Dopo un’attesa prolungata, Music for Peace ha deciso di destinare gli aiuti ai campi profughi palestinesi in Giordania, dove due milioni di persone vivono in condizioni di estrema povertà e sovraffollamento. Inizialmente, l’organizzazione aveva considerato di inviarli in Sudan o in Libano attraverso la Siria. «Abbiamo capito che non ci avrebbero autorizzato a passare la frontiera e abbiamo cercato una soluzione alternativa per evitare il deterioramento del cibo», ha dichiarato Stefano Rebora, fondatore di Music for Peace.
Il cibo, raccolto rapidamente in una settimana alla fine di agosto 2025 grazie a una mobilitazione di migliaia di volontari in Italia, superava di gran lunga le capacità di trasporto della Global Sumud Flotilla, che nel 2024 aveva tentato invano di rompere il blocco navale di Israele su Gaza. Una parte del cibo era stata inviata con piccole imbarcazioni, mentre il resto ha atteso l’autorizzazione a partire dal porto di Genova, dove è rimasto bloccato per quasi due mesi.
Il 25 ottobre, i beni alimentari sono stati imbarcati su una nave portacontainer della compagnia Ignazio Messina, che li ha scaricati nel porto giordano di Aqaba, dove sono stati consegnati alla Jordan Hashemite Charity Organization (JHCO), responsabile del passaggio dei convogli umanitari diretti in Palestina. Questa organizzazione gestisce anche gli aiuti della missione Food for Gaza del governo italiano.
Dopo essere stati trasferiti su camion, gli aiuti sono giunti ad Amman e quindi al varco di Allenby, unico punto di transito verso i territori occupati. Music for Peace ha coperto tutte le spese, ammontanti a 26.000 euro per il trasporto marittimo e 14.000 euro per quello terrestre. Tuttavia, il COGAT, l’agenzia israeliana che regola l’ingresso degli aiuti umanitari, ha negato l’accesso, comunicando che «al momento non esiste un corridoio giordano». Il varco di Allenby è stato chiuso dal 18 settembre e riaperto parzialmente solo il 10 dicembre, consentendo il passaggio esclusivo degli aiuti delle organizzazioni registrate presso il ministero israeliano della Diaspora.
Di conseguenza, Music for Peace e la JHCO sono state escluse dal transito, e i convogli umanitari gestiti dalla JHCO non sono più autorizzati ad entrare né in Cisgiordania né a Gaza. Gli aiuti sono rimasti al varco di Allenby nonostante la parziale riapertura. Nel frattempo, resta incerta la destinazione di altri aiuti inviati alla JHCO dal governo italiano, che ha investito circa trenta milioni di euro per inviare assistenza umanitaria e riportare in Italia 260 malati, 150 studenti e altre 500 persone per il ricongiungimento familiare. Il deputato Marco Grimaldi ha presentato un’interrogazione parlamentare in merito al blocco degli aiuti, dichiarando: «I convogli umanitari sono rimasti fermi per mesi in Giordania e non sappiamo cosa sia realmente stato consegnato».
Fino ad ora, il ministero degli Esteri ha organizzato tre voli speciali da Brindisi ad Amman, dove il cibo per Gaza è stato affidato alla JHCO. L’ultima consegna risale al 6 dicembre, con 85 tonnellate di beni alimentari, principalmente pasta, legumi in scatola e farina, donati da Coldiretti, Conad, Confagricoltura e Confcooperative.