La Global Sumud Flotilla salpa dalla Turchia per tentare di raggiungere Gaza nonostante il blocco navale israeliano

14.05.2026 19:55
La Global Sumud Flotilla salpa dalla Turchia per tentare di raggiungere Gaza nonostante il blocco navale israeliano

Partenza della Global Sumud Flotilla per Gaza: nuove tensioni e attivismo internazionale

Nel pomeriggio di giovedì, 50 barche della Global Sumud Flotilla sono salpate dal porto di Marmaris, in Turchia, con l’intento di raggiungere nuovamente la Striscia di Gaza per rompere il blocco navale imposto da Israele. A bordo ci sono circa 500 attivisti provenienti da oltre 40 paesi, compresa l’Italia. Le imbarcazioni erano rimaste ancorate in Turchia per alcuni giorni dopo che la marina israeliana aveva intercettato e bloccato la missione al largo di Creta, in acque internazionali, riporta Attuale.

Durante l’operazione della marina, diverse imbarcazioni sono state danneggiate e oltre 175 persone sono state detenute per una notte su una nave militare. Inoltre, due attivisti, Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, sono stati arrestati e accusati di attività illegali e appartenenza a un gruppo terroristico. Dopo dieci giorni di detenzione, durante i quali hanno denunciato maltrattamenti e abusi psicologici, sono stati rilasciati domenica. La procura di Roma ha avviato un’indagine per sequestro di persona in relazione al fermo del 29 aprile.

La nuova missione della Global Sumud Flotilla era iniziata il 12 aprile dalla Spagna per unire altre imbarcazioni in Italia, con il viaggio verso Gaza ufficialmente avviato dalla Sicilia il 26 aprile. Gli obiettivi rimangono invariati rispetto alla prima missione, che era stata interrotta dall’abbordaggio israeliano lo scorso autunno, portando all’arresto e alla detenzione di decine di partecipanti. L’intento principale è rompere il blocco navale — un’impresa quasi impossibile — portare cibo e beni di prima necessità ai palestinesi attraverso un convoglio via terra e mantenere alta l’attenzione internazionale sulla situazione a Gaza. In merito ai fatti della prima missione, la procura di Roma sta indagando per tortura, sequestro di persona, rapina e danneggiamento, con pericolo di naufragio.

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