Marjane Satrapi: La Voce della Rivoluzione Iraniana
Marjane Satrapi, autrice di Persepolis e figura di spicco della dissidenza iraniana, continua a esprimere con forza la sua opinione sui recenti eventi in Iran. Dalla sua residenza parigina, osserva ammirata la nuova generazione di iraniani che sta lottando per la libertà. A sei mesi dall’uccisione di Mahsa Amini, Satrapi esprime preoccupazione per la repressione in corso, con oltre 20.000 arresti e quasi 600 morti. Le Guardie della Rivoluzione hanno intensificato la loro violenza, rendendo le strade sempre più deserte, riporta Attuale.
Le proteste continuano ad imperversare sui social media e sui muri delle città, mentre alcuni si interrogano se il regime di Khamenei sia riuscito a mettere fine alla rivolta. Recentemente, video di manifestazioni per il capodanno persiano hanno inondato i profili social degli attivisti, documentando la determinazione e il coraggio della popolazione, nonostante i costi tragici. «Dedicato a tutti quelli che credono che la rivoluzione iraniana sia finita», ha scritto Satrapi, descrivendo il movimento come uno tsunami.
Satrapi chiarisce la sua visione sul futuro della rivoluzione: «Prima c’è il terremoto, poi le piccole onde; la vera ondata arriva dopo. Chiunque abbia subito traumi non scompare immediatamente, ma la paura non basta più. I veli sono abbassati, è la fine del bullo». Secondo lei, la generazione attuale non conosce il terrore del passato e ha accesso a informazioni e strumenti nuovi, come Internet, che le permettono di sfidare il regime. «La Repubblica islamica è già finita», afferma con determinazione.
La situazione in Iran è ulteriormente complicata dalle dinamiche delle figure della diaspora, come il principe Reza Ciro Pahlavi, che si propongono come leader nella transizione politica. Satrapi avverte, tuttavia, che i veri leader si trovano all’interno delle prigioni iraniane. «Noi possiamo portare la loro voce all’estero e chiedere di inserire i Pasdaran nella lista dei terroristi», ribadisce.
È fondamentale riconoscere che, anche se la rivoluzione è partita da un forte impulso femminile, essa ha un ampio sostegno popolare. «Non mi piace che venga chiamata la rivoluzione delle donne. È di tutti: donne, uomini, operai, studenti, minoranze. La diversità è la sua forza». Infine, Satrapi sta lavorando a un nuovo progetto cinematografico, ma non intende sfruttare il fervore rivoluzionario attuale, rimarcando l’importanza di mantenere la giusta distanza emotiva dalla situazione.