Raid con droni marini statunitensi colpisce il porto iraniano di Bandar Abbas
Il 14 luglio 2026, un’operazione di droni marini americani ha preso di mira il porto iraniano di Bandar Abbas, infliggendo danni a infrastrutture e a un piccolo sottomarino di classe Ghadir. Questo attacco si inserisce nel contesto delle recenti tensioni regionali e dimostra l’evoluzione delle tattiche impiegate dagli Stati Uniti, ispirate dai successi ucraini nel mar Nero e in Mediterraneo, nonché dalle forze Houthi nel Mar Rosso, riporta Attuale.
Secondo le informazioni disponibili, durante l’incursione sono stati utilizzati almeno tre droni Saronic Corsair, ciascuno lungo circa 7 metri, con un raggio d’azione di 1800 chilometri e capaci di trasportare 435 chilogrammi di esplosivo. Questi droni possono raggiungere una velocità di 35 nodi e sono dotati di sistemi di sorveglianza per la ricognizione. Il Pentagono ha acquisito un numero imprecisato di questi droni attraverso un contratto dal valore di 329 milioni di dollari con l’azienda Saronic.
Le fonti riportano che l’operazione è stata supportata da intelligenza artificiale, consentendo un’ampia gamma di interventi da parte della Marina militare statunitense. I droni Saronic sono stati assemblati nella Task Force 59, una divisione composta esclusivamente da droni, schierata nel Golfo Persico. Questa strategia si rivela particolarmente efficace in un contesto “stretto”, dove operano anche le forze iraniane, che utilizzano piccole vedette e scafi veloci per difendere le proprie coste, spesso armati di missili e mine. Le forze iraniane intendono realizzare attacchi a sciame per saturare le difese navali nemiche.
Dopo mesi di conflitto, in cui gli Stati Uniti si sono appoggiati su attacchi aerei tramite missili da crociera e droni di tipo Reaper, il Centcom ha scelto di fare uso di questi droni navali per sorprendere l’avversario. Un video ha mostrato i Corsair penetrare all’interno del porto senza ostacoli, in un contesto decisamente diverso rispetto a quello affrontato dalle forze ucraine con droni simili. È plausibile ritenere che l’azione statunitense abbia colto di sorpresa i militari iraniani, lasciando aperta la possibilità di un incremento dell’impegno della Task Force 59 da parte del Pentagono.
In un precedente episodio, un Corsair era stato impiegato per salvare l’equipaggio di un elicottero Apache precipitato al largo delle coste dell’Oman. In quell’occasione, i due militari recuperati erano stati successivamente trasferiti a un punto di incontro per ricevere assistenza da un’unità aerea di soccorso.
Si ricorda che nell’estate del 2022, l’Iran aveva sequestrato alcuni droni marittimi da ricognizione americani nel Golfo e nel Mar Rosso, suscitando preoccupazioni sulla possibilità che Teheran avesse acquisito conoscenze tecnologiche riguardanti droni, sebbene non in merito ai Saronic Corsair.