Rubio ricorda il massacro di Tienanmen: Pechino vieta alle famiglie di visitare il cimitero

04.06.2026 13:35
Rubio ricorda il massacro di Tienanmen: Pechino vieta alle famiglie di visitare il cimitero

37 anni dal massacro di Tienanmen: la Cina reprime la memoria collettiva

Il 4 giugno 2026 segna il 37° anniversario del massacro di Tienanmen, quando all’Esercito popolare di liberazione cinese fu ordinato di sparare sul popolo a Pechino. Questo tragico evento rimane un tabù in Cina, con le autorità che continuano a ostracizzare ogni forma di commemorazione. Quest’anno, la polizia ha vietato alle famiglie delle vittime di visitare il cimitero di Pechino per onorare i propri cari, un ulteriore strumento della strategia di amnesia adottata dal regime, riporta Attuale.

La portavoce del Ministero degli Esteri cinese ha risposto con veemenza alle dichiarazioni del Segretario di Stato americano Marco Rubio, il quale ha affermato che “la censura non potrà mai cancellare il passato”. Rubio ha ricordato il sacrificio dei manifestanti per la libera espressione e la riunione pacifica, sottolineando che “un giorno saranno vendicati”. Le affermazioni del politico riflettono il tentativo degli Stati Uniti di riaffermare la propria posizione sui diritti umani, particolarmente dopo i recenti elogi a Xi Jinping da parte dell’ex presidente Trump, che ha ignorato questi temi fondamentali.

Mao Ning, direttrice del Dipartimento informazione degli Esteri, ha tacciato le parole di Rubio come una distorsione dei fatti storici e un’ingerenza negli affari interni della Cina. Ha ribadito che nessuno può interferire nel sistema politico cinese “con il pretesto della democrazia e dei diritti umani”. Questo scambio di battute mette in evidenza la crescente tensione tra Washington e Pechino sul tema dei diritti, in particolare in un contesto in cui la Cina cerca di arginare ogni discussione pubblica sui fatti di Tienanmen.

Il divieto imposto alle famiglie di recarsi al cimitero per commemorare i giovani caduti rappresenta un ulteriore inasprimento della politica di repressione della memoria. Amnesty International ha notato che in passato le Madri di Tienanmen avevano avuto la possibilità di visitare le tombe, anche se sotto stretta sorveglianza. Zhang Xianling, una delle madri che ha perso un figlio durante il massacro, ha raccontato di aver ricevuto minacce dall’Ufficio di Sicurezza di Pechino, che ha messo in campo agenti per prevenire qualsiasi tentativo di commemorazione.

Tra le vittime c’era Wang Nan, un giovane di 19 anni incravattato da una pallottola alla testa in un incrocio vicino alla Grande Sala del Popolo. Dopo la repressione, i soldati lo seppellirono in una fossa comune, e solo le forti piogge di fine giugno rivelarono i corpi, permettendo alla famiglia di recuperare i resti per una cremazione tradizionale. La memoria di Wang e degli altri caduti rimane un simbolo di resistenza contro l’oppressione, costantemente cancellata dalla narrativa ufficiale cinese.

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