La maggioranza accelera sul nucleare dopo l’annuncio di Meloni, ma restano incerti i siti per gli impianti

14.05.2026 19:55
La maggioranza accelera sul nucleare dopo l'annuncio di Meloni, ma restano incerti i siti per gli impianti

Alla Camera si effettuano votazioni a tempo ridotto e un voto di blocco su cento emendamenti del M5s. Dopo le dichiarazioni di Meloni in Senato, che ha promesso l’attuazione della legge delega entro l’estate, la maggioranza concentra i propri sforzi sull’Aula a partire dal 26 maggio. La reazione delle opposizioni, in particolare del M5s e di Avs, è di netta protesta, riporta Attuale.

Durante il premier time del 13 maggio, Giorgia Meloni ha assicurato che il quadro normativo sul ritorno del nucleare in Italia sarà concluso entro l’estate. Oggi, 14 maggio, le commissioni Ambiente e Attività produttive hanno ricevuto indicazioni su una riduzione significativa dei tempi di esame del disegno di legge delega in materia di energia nucleare sostenibile. Gli interventi dei gruppi, inizialmente limitati a cinque minuti, sono stati ulteriormente restringenti a tre per ogni proposta, mentre il pacchetto di cento emendamenti presentato dal Movimento 5 Stelle è stato bocciato in blocco, attraverso un voto per «principi comuni», applicando una sorta di canguro agli emendamenti.

I Cinque Stelle avevano sollevato obiezioni «provocherò» escludendo, di fatto, quasi tutte le province italiane dalla possibile realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La presidenza ha ritenuto che non vi fossero sufficienti principi comuni per consentire la discussione del pacchetto. Secondo le opposizioni, ciò dimostra la volontà della maggioranza di «chiudere in fretta senza entrare nel merito di quella che sarebbe una delega in bianco al governo» riguardo localizzazioni e finanziamenti per le future centrali.

Cosa prevede la delega e le prime modifiche

Il provvedimento, presentato il 17 ottobre, conferisce all’esecutivo una delega da esercitare entro dodici mesi. I decreti legislativi dovranno stabilire un programma nazionale per lo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile.

Questo programma, inoltre, dovrà contribuire «alla strategia nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica», garantire «sicurezza e indipendenza energetica», prevenire «rischi di interruzione della fornitura» e «contenere i costi». I decreti dovranno anche regolare l’intero ciclo, dalla «sperimentazione» alla «localizzazione», fino all’«esercizio di nuovi impianti» di produzione di energia.

Il testo prevede anche modalità di sostegno per la realizzazione di impianti e la produzione di energia nucleare, un argomento che suscita forti critiche tra le opposizioni. Sul piano finanziario, il ddl prevede 20 milioni di euro per gli anni 2027, 2028 e 2029, più 1,5 milioni nel 2025 e 6 milioni nel 2026 per campagne informative rivolte ai cittadini e alle popolazioni interessate.

Oggi le commissioni hanno approvato anche alcune modifiche proposte dalla maggioranza. Tra queste, una iniziativa di Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, che amplia l’oggetto della delega agli «utilizzi dell’energia nucleare sostenibile, compresi quelli per il settore navale*». Inoltre, i nuovi impianti potranno essere finalizzati anche alla produzione di calore, oltre all’idrogeno.

Sono state anche incluse le finalità di produzione di energia da fusione nel programma nazionale, e i fisici saranno tra le figure professionali da formare. Gli altri 43 emendamenti, principalmente della maggioranza, saranno esaminati martedì. L’intento è di conclusi il lavoro in commissione e conferire già mercoledì il mandato al relatore per l’approdo in Aula.

L’accelerazione dopo Meloni

Questa accelerazione segue le dichiarazioni di Meloni in Senato, dove, rispondendo a Carlo Calenda che chiedeva una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche, ha dichiarato: «Entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno attuati i decreti e completato il quadro giuridico necessario per il rilancio della produzione nucleare in Italia». Tali affermazioni hanno suscitato forti critiche dalle opposizioni, poiché la legge delega non delineerebbe le tecnologie, i territori e i siti delle future centrali.

Il ddl stabilisce infatti che spetti ai decreti definire «tipologie di impianti» e «criteri e procedimenti per la localizzazione» sulla base di principi di «massima sostenibilità e sicurezza», utilizzando «migliori tecnologie nucleari». Ciò solleva l’allerta del Movimento 5 Stelle, che accusa la maggioranza di voler «chiudere tutto il prima possibile».

Francesca Ghirra di Avs definisce le promesse del governo «completamente disattese»: «Si ripropongono programmi obsoleti, illudendo le persone che questo piano possa effettivamente influenzare i costi dell’energia. Ma anche con un programma nucleare, non vedremo una centrale prima di vent’anni». Ora, accusa, «hanno contingentato i tempi e non c’è nessun dibattito».

Il nodo dei siti e delle scorie

Il tema più critico rimane quello delle localizzazioni, dato che l’Italia non ha ancora definito il Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La normativa propone «forme di informazione capillare» verso le popolazioni interessate, ma non specifica dove sorgeranno né il deposito né eventuali impianti. Enrico Cappelletti del M5s sottolinea l’importanza di coinvolgere le comunità locali, citando un emendamento respinto che chiedeva il coinvolgimento delle stesse prima delle decisioni sulla localizzazione.

Cappelletti critica la mancanza di trasparenza e di volontà di partecipazione dei cittadini, sostenendo che le decisioni saranno prese arbitrariamente dal governo sulla base di decreti aperti. Il suo partito non si oppone a priori al nucleare, ma chiede chiarezza sulle tecnologie proposte: «Abbiamo chiesto di specificare la quarta generazione, ma sono stati bocciati tutti gli emendamenti in tal senso».

I dubbi sui costi

Un altro nodo cruciale sono i finanziamenti. Il testo prevede la possibilità di regolare «eventuali modalità di sostegno» a favore di operatori desiderosi di realizzare impianti nucleari. Questa porzione ha sollevato molte contestazioni da parte delle opposizioni, che temono un uso indiscriminato di risorse pubbliche per un’industria vista come costosa e inefficiente. Cappelletti avverte: «In gioco ci sono centinaia di miliardi che ricadranno sulle tasche dei cittadini se il progetto prosegue». Anche Ghirra critica le coperture finanziarie: «Mettono solo 20 milioni all’anno per tre anni, che sono ridicoli rispetto ai costi effettivi, e 7,5 milioni per campagne promozionali».

0 Comments

  1. Decisamente preoccupante questa accelerazione sul nucleare. Non si capisce perché vogliono accelerare così, senza chiarezza. E i cittadini? Mai sentiti coinvolti in queste decisioni. Sembra di tornare indietro nel tempo!!! L’energia nucleare farà bene all’Italia? Mah, nn ne sono così sicura…

Aggiungi un commento

Your email address will not be published.

Da non perdere