Barbara Nappini di Slow Food Italia: “Dobbiamo sostenere i piccoli produttori, custodi delle eccellenze”

07.12.2025 03:45
Barbara Nappini di Slow Food Italia: “Dobbiamo sostenere i piccoli produttori, custodi delle eccellenze”

Export agroalimentare italiano supera i 70 miliardi, afferma Barbara Nappini di Slow Food

Roma, 7 dicembre 2025 – Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia, ha annunciato che il nostro export agroalimentare è in procinto di superare i 70 miliardi, sfidando le previsioni pessimistiche. “È stato fatto un lavoro importante di promozione dei prodotti, gli effetti si vedono. Nonostante lo spauracchio dei dazi Usa, quella voce ha continuato a crescere. Sicuramente la stessa definizione di Made in Italy desta attrattività soprattutto all’estero”, riporta Attuale.

Nappini sottolinea che i 400 presidi del Slow Food rappresentano circa 2.000 produttori, evidenziando il legame indissolubile tra artigianalità e identità italiana. “Noi come Slow Food facciamo questa osservazione: nasce dall’artigianalità italiana ma sembra sempre che sia solo legato all’industria. Vale la pena fare una riflessione sul fatto che quella ricchezza è garantita da una manifattura che vanta secoli di storia di eccellenza”.

A partire dal 1 dicembre, è possibile richiedere una Indicazione Geografica Protetta (Igp) dell’Unione Europea anche per prodotti artigianali e industriali. “Bene allargare. Ma bisogna ragionare sul valore che un certo tipo di savoir-faire ha portato nei territori”, aggiunge Nappini, evidenziando la necessità di riconoscere il patrimonio culturale e gastronomico italiano.

Le aree interne dell’Italia, che coprono il 70% del territorio nazionale, sono il fondamento della biodiversità che caratterizza il paese. “La gastronomia italiana, anche in termini di eccellenza, si è generata lì, nelle aree interne, quelle che oggi vengono chiamate marginali”, afferma Nappini, avvertendo che ignorare questa realtà significa mettere a rischio un valore inestimabile.

La presidente di Slow Food ha poi accennato all’arrivo di 100.000 nuovi residenti nelle aree montane, molti dei quali tornano ai poderi dei nonni, affrontando però numerosi ostacoli burocratici. “Per i piccoli gli ostacoli sono davvero molti. Per fortuna sono molti a fare questa scelta. Spesso sono persone con una formazione ampia e non necessariamente legata all’agricoltura”, spiega Nappini.

“Le condizioni di vita dei piccoli produttori sono davvero molto dure. Certamente, servirebbero più aiuti”, afferma Nappini, sottolineando la necessità di supportare l’accesso alla terra e garantire canali di vendita stabili. “Gli aspetti sono davvero tanti. Per questo ci sarebbe bisogno di aiutare le persone con una formazione anche alta”.

Nappini ha anche espresso le sue aspettative riguardo alla possibilità che la cucina italiana diventi patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, osservando che “le Nazioni Unite fanno un lavoro culturale che dà anche riconoscimento e dignità ad alcuni ambiti che non sempre li hanno”.

Raccontando la sua storia personale, Nappini ha spiegato che, dopo una carriera di 15 anni nel settore della moda, ha scelto di diventare contadina. “Ho coltivato olivi, frutta e legumi per autoproduzione e ho affrontato problemi simili a quelli che oggi affrontano i nostri produttori di presidio”, conclude, evidenziando il ragionamento etico e culturale dietro la sua decisione. La ricchezza dell’agrobiodiversità italiana, secondo lei, deve essere tutelata e valorizzata, poiché rappresenta una parte vitale dell’identità nazionale.

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