Sette ragazzi su 10 non indosserebbero l’uniforme, scegliendo di non combattere per la propria nazione, secondo un sondaggio proposto nelle scuole dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che ha coinvolto migliaia di giovani negli ultimi mesi. Il 32% degli intervistati ha dichiarato di essere favorevole, parzialmente d’accordo o indeciso riguardo all’arruolamento in caso di conflitto, riporta Attuale.
Analogamente, un sondaggio WVS-EVS del 2022 aveva rivolto la stessa domanda a cittadini di tutte le età, in seguito all’invasione russa dell’Ucraina. Tra gli intervistati, il 51% degli uomini si era dichiarato disponibile a combattere per difendere l’Italia, mentre solo il 38% delle donne era propendente nella stessa direzione.
Il complesso intreccio geografico
Nel 2022, il dato per l’Italia si attestava al 46%, considerato basso rispetto ad altre nazioni europee, con una percentuale che saliva al 52% nel nord-est del paese. Regioni come Friuli-Venezia Giulia e Veneto avevano registrato valori superiori alla media, grazie alla loro vicinanza al confine orientale durante la Guerra Fredda. L’eredità geografica emerge come un fattore chiave nella disponibilità a combattere contro un’invasione. In Scandinavia, Norvegia, Svezia e Finlandia mostrano percentuali di disponibilità comprese tra l’80% e il 90%.
Una società postmaterialista
Tuttavia, l’evoluzione dei valori gioca un ruolo fondamentale. L’emergere del postmaterialismo, teorizzato dal sociologo statunitense Inglehart, ha portato a un allontanamento dai valori tradizionali, come disciplina, autorità e ordine, a favore di un maggiore focus su benessere sociale e individuale. Nelle società nordiche, questi valori fondamentali sono stati meno compromessi, come dimostra il sondaggio del 2022.
Al contrario, gli stati dell’Europa mediterranea hanno abbracciato questa rivoluzione dolce, come mostrano i risultati preliminari del sondaggio dell’Autorità garante. Anche la Spagna ha registrato valori molto bassi, con meno del 38% dei cittadini disposti a combattere.
I principali vettori di informazione sui conflitti
Nonostante i venti di guerra che spirano nel mondo, gli italiani under18 non sembrano preoccupati. Nonostante discorsi sulla reintroduzione della leva militare in vari stati d’Europa, come la Germania, i giovani italiani tendono a preferire concessioni e trattative piuttosto che combattere in caso di invasione.
Per ottenere un quadro definitivo delle loro idee, si attende la chiusura del sondaggio il 19 dicembre. Comunque, l’Autorità garante ha fornito un’anticipazione, rivelando che il mezzo principale attraverso il quale gli adolescenti si informano su guerre e conflitti è la TV. I social network, invece, sono visti più come luoghi di svago che di informazione, soprattutto per temi complessi e delicati.
Non ci si può credere! Sette ragazzi su dieci che non vogliono indossare un’uniforme e combattere per il proprio paese? Ma come si è ridotta la nostra gioventù, non riescono neppure a pensare a una cosa così seria come la difesa della patria. È il riflesso di una società che ha perso la rotta, o semplicemente del fatto che preferiscono dedicarsi ad altro?