Controversie sul ruolo di Diana Bianchedi nella Figc
Roma, 10 agosto 2026 – Non c’è pace sotto gli ulivi del calcio, in un’estate ricca di nomine che alimentano polemiche infuocate. Il presidente della Figc Giovanni Malagò ha annunciato la nomina del capodelegazione della nazionale maggiore di calcio attraverso un’intervista alla Gazzetta, scatenando immediatamente reazioni contrastanti. La prescelta, l’ex campionessa di scherma Diana Bianchedi, 56 anni, è una dirigente di alto profilo con una carriera sportiva eccezionale, tra cui due ori olimpici e cinque titoli mondiali, nonché una laurea in medicina sportiva conseguita con il massimo dei voti. La sua esperienza include il ruolo di prima donna vicepresidente del Coni dal 2001 e il ritorno a tale posizione lo scorso anno, quando Luciano Buonfiglio ha preso il posto di Malagò, riporta Attuale.
Il vero problema risiede proprio nel suo prestigioso incarico al Coni.
Subito dopo l’annuncio della nomina della Bianchedi, il comitato olimpico ha precisato di voler verificare eventuali incompatibilità per conflitto di interessi: “Ai sensi dello Statuto e delle leggi vigenti, sono stati prontamente attivati gli uffici preposti e gli organismi competenti al fine di valutare eventuali profili di opportunità, inconferibilità e incompatibilità, a tutela della Giunta Nazionale”.
L’articolo 7 dello Statuto del Coni stabilisce che “i componenti della Giunta Nazionale, qualora vengano a trovarsi in situazione di permanente conflitto di interessi, sono considerati incompatibili con la carica che rivestono, e debbono essere dichiarati decaduti”. Pertanto, esiste il concreto rischio che la Bianchedi debba decidere tra i due incarichi, anche se poco dopo la Figc ha dichiarato all’Ansa: “Non si ravvisa alcun conflitto di interessi nella nomina di Diana Bianchedi, vicepresidente e membro della Giunta del Coni, a capodelegazione della Nazionale italiana di calcio. Non c’è né norma statale né statutaria che preveda espressamente un’incompatibilità tra il ruolo di membro di Giunta del Coni e un incarico federale; né si ritiene che l’incarico possa configurare il conflitto di interessi permanente richiamato dall’articolo 7 dello statuto del Coni. L’incarico affidato a Bianchedi viene considerato di mera rappresentanza e accompagnamento istituzionale della Nazionale e della Figc”.
Diana Bianchedi, attualmente in vacanza nella giungla della Malesia, potrebbe tornare a fronteggiare una situazione complicata all’arrivo, intrappolata in un panorama sportivo romano caratterizzato da tensioni. Questo caso si inserisce in un’estate in cui la Figc sembrava dover affrontare la rifondazione del nostro calcio dalle macerie, ma finora le azioni intraprese sono state lontane dall’essere decisive e caratterizzate da un balletto di nomi e decisioni poco concrete.
Malagò ha affrontato sospetti riguardanti la sua idoneità per la presidenza della Figc, chiarendo che aveva le carte in regola. Negli ultimi mesi, si è passati dalla scelta dell’equipe “speciale” di Maldini e Leonardo, ai contatti senza esito con Ancelotti e Guardiola e dalla bocciatura della candidatura di Andrea Pirlo a causa di motivi extrasportivi, fino alle dimissioni di Maldini e Leonardo prima ancora di iniziare il lavoro. La nomina di Mancini come ct e Claudio Ranieri come responsabile del Club Italia ha ulteriormente aggiunto confusione al panorama. Sebbene la nomina di Gianfranco Zola come supervisore delle nazionali giovanili abbia chiuso un episodio, la mancanza di chiarezza continua a permanere.
Il curriculum di Bianchedi è indiscutibile; il suo ultimo incarico è stato quello di chief strategy planning and legacy officer della Fondazione Milano Cortina 2026. La nomina di una donna in un ruolo finora riservato agli uomini rappresenta un passo significativo verso il cambiamento, anche se l’ennesima discussione attorno a regolamenti e norme di compatibilità continua a sollevare interrogativi sul futuro della nostra nazionale. Quando inizieremo a occuparci di far crescere giocatori buoni?