Elly Schlein pronta alla sfida: il Pd si unisce sotto la sua leadership
Roma, 2 ottobre 2026 – Alla direzione del Partito Democratico, Elly Schlein abbandona le buone maniere e si prepara per il confronto diretto. Questo gesto simbolico segna la fine di un’era di cautela. Schlein avverte l’assalto sulla candidatura a Palazzo Chigi e punta il dito contro il convitato di pietra, Giuseppe Conte, presentandolo come il principale rivale nonostante il suo scarso consenso elettorale. “Eravamo pronti da febbraio, abbiamo aspettato chi l’ha fatto a settembre”, dichiara, ribaltando la narrazione che vede il Pd come mero supporto ai 5 Stelle. La segretaria esige un dialogo inclusivo, ma non esita a demolire la famosa frase del Movimento: “Non è che uno vale uno”, riporta Attuale.
Schlein rifiuta categoricamente l’idea di una investitura automatica: “In nessun altro Paese europeo ci sarebbe stata questa discussione: è normale che guidi chi prende un voto in più. Non è egemonia, è democrazia”. Se questo principio non viene accettato, è pronta a organizzare primarie: “E se le faremo, le vinceremo”. La sua agenda si concentra sulle problematiche fondamentali, tra cui lavoro e solidarietà sociale, a scapito di una politica estera che sembra trascurata. La parola “Ucraina”, infatti, le sfugge quasi, a dimostrazione di un’assenza di strategia in questo ambito.
Le tensioni rafforzano la figura di Schlein, mentre Giorgia Meloni la riconosce come avversaria principale. “Mi chiede di dire una cosa vera? Gliene dico dieci”, attacca Schlein in un dibattito acceso. Meloni reagisce con sarcasmo, sottolineando che le affermazioni della segretaria sono imprecise. Il conflitto tra le due leader si intensifica: entrambe si presentano come vittime di un sistema che non riconosce il loro ruolo e si accusano reciprocamente di strumentalizzare le circostanze a loro favore. Schlein chiarisce la sua posizione: “Qui c’è un gruppo dirigente che dirigerà la coalizione e andrà a governare”, lasciando intendere che la sua leadership è la sola opzione disponibile.
La direzione del Pd si allinea dunque con Schlein, mentre la minoranza riformista decide di non partecipare al voto. Giorgio Gori, potenziale sfidante interno, critica l’idea di subappaltare il dialogo con il centro, ma Schlein ottiene l’unanimità dei presenti, consentendo l’allungamento del suo mandato fino all’Assemblea del 18, per evitare un congresso nell’anno elettorale. La posizione per lei è ora consolidata, sebbene le primarie possano rappresentare un terreno di scontro intenso e potenzialmente distruttivo.