Schlein in difficoltà: la sfida della leadership nel centrosinistra
Elly Schlein ha affrontato sfide significative negli ultimi tre anni, dimostrando di poter superare prove ritenute irraggiungibili. Ha trionfato alle primarie del Partito Democratico (Pd) come outsider, ottenuto voti solidi nelle elezioni europee e contribuito alla vittoria del No nel referendum sulla giustizia, riporta Attuale. Tuttavia, la sua traiettoria ora appare in stallo, segnando un cambiamento rispetto al recente passato.
Nonostante non abbia subito una sconfitta decisiva, Schlein sembra aver perso il controllo sui termini del dibattito politico. È cruciale analizzare non solo i rapporti di forza tra i partiti, ma anche le tre questioni che la segretaria tende a mantenere distinte: la linea politica del campo largo, la scelta del candidato premier e la definizione di un programma di governo. Ognuna di queste questioni condiziona le altre e rinviare una decisione significa complicare ulteriormente il processo.
Intanto, Giuseppe Conte ha aperto un varco nella leadership tramite la questione della politica estera. Le divergenze sul sostegno all’Ucraina non sono da considerarsi di secondaria importanza; esse toccano la collocazione internazionale di un potenziale governo di centrosinistra e la sua capacità di prendere decisioni in momenti di crisi. Schlein ha difeso la posizione del Pd, ma non ha ancora specificato quale livello di accordo sia necessario per governare in alleanza con il Movimento 5 Stelle. Conte, dal canto suo, pare interessato a mantenere aperto il conflitto, un’opzione che gli consente di differenziarsi dal Pd e attrarre l’elettorato pacifista.
L’incertezza riguardante le primarie complica ulteriormente la situazione. La posizione che anteporre il programma sia giustificabile, se implica l’impegno a definire alcuni punti vincolanti per chiunque guidi la coalizione, diventa problematica se il programma viene proposto come condizione preliminare per consultazioni che non vengono mai fissate. Inoltre, la scelta del candidato non può essere lasciata al risultato delle trattative tra gruppi dirigenti. Una coalizione credibile deve rendere chiaro agli elettori il metodo di selezione del candidato e il mandato politico che riceverà.
Schlein potrebbe trarre vantaggio dalla nuova legge elettorale, che incentiva le coalizioni, poiché ha maggiori probabilità di prevalere alle primarie. Tuttavia, essere il partito maggiore non equivale automaticamente a ottenere la leadership dell’alleanza. Questa si consolida attraverso la definizione di priorità, la gestione dei dissensi e l’indicazione dei compromessi possibili e di quelli da escludere.
La recente discesa dei democratici sotto il 20% nei sondaggi non prova da sola che questa incertezza sia la causa della situazione; indica piuttosto che i successi passati non garantiscono automaticamente un vantaggio politico. Schlein aveva riaperto la competizione, ma ora rischia di essere sopraffatta da alleati e correnti interne. È necessaria ora una mossa decisiva; un consenso contro una riforma o il miglioramento di un risultato elettorale non richiedono la stessa coesione di una maggioranza governativa credibile. Per avanzare, sono necessarie poche decisioni chiare e pubbliche: una data e regole fisse per le primarie, punti programmatici verificabili e un’alleanza ben definita.
Infine, Schlein deve considerare il suo ruolo di leader del partito centrale del centrosinistra, fondamentale per il campo largo. È essenziale che eviti ulteriori esitazioni. I suoi avversari, infatti, possiedono strumenti significativi: Giorgia Meloni ha l’iniziativa di governo e può dettare le tempistiche per il ritorno alle urne, mentre Conte è pronto a sfruttare lo spazio lasciato dall’incertezza del Pd. La segretaria deve pertanto dimostrare una chiara prova di leadership, accelerando il processo e affermandosi come guida del centrosinistra.