Meloni difende la linea del governo dopo la condanna dei 007 egiziani per Regeni

30.09.2026 07:05
Meloni difende la linea del governo dopo la condanna dei 007 egiziani per Regeni

Giulio Regeni: condanna storica per tre agenti egiziani, ma le tensioni politiche rimangono elevate

La sentenza “storica” della Corte d’Assise di Roma ha condannato a dieci anni tre agenti dei servizi segreti egiziani, Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed, per il sequestro e la tortura di Giulio Regeni, mentre un quarto imputato, Tariq Sabir, è stato assolto. Nonostante la gravità della sentenza, non è definitiva, poiché è previsto un processo d’appello a causa del ricorso che gli avvocati difensori intendono presentare. Questo ricorso potrebbe allungare i tempi, con il rischio che il caso cada in prescrizione, riporta Attuale.

La questione non si limita all’ambito giudiziario, poiché solleva interrogativi sui rapporti tra Italia e Egitto. Dieci anni dopo la scoperta del corpo di Regeni, avvenuta il 3 febbraio 2016, il governo egiziano ha ostacolato la ricerca della verità. Il vicepremier Antonio Tajani ha suscitato polemiche con le sue dichiarazioni, seguite da una difesa della premier Giorgia Meloni riguardo alla strategia del governo. Secondo fonti governative, l’obiettivo è ricercare la verità attraverso mezzi giudiziari, mantenendo aperti i canali diplomatici con Il Cairo, in considerazione di numerosi dossier in corso.

La Meloni ha espresso “vicinanza” alla famiglia di Giulio Regeni, auspicando che la loro determinazione per “verità e giustizia” sia anche quella del governo italiano, e affermando che lo Stato è parte civile nel processo. Ha avvertito che chiudere i canali con l’Egitto potrebbe essere controproducente per il raggiungimento dell’obiettivo. Il dibattito politico si è intensificato dopo le parole di Tajani, che ha notato che “non è stato condannato l’Egitto, ma tre persone”. Successivamente, il vicepremier ha chiarito di aver descritto la sentenza senza voler generare polemiche, sottolineando l’importanza dell’azione diplomatica per ottenere verità in un contesto così complesso.

Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha sostenuto il ministro degli Esteri, ribadendo che l’Italia deve fare il possibile per ottenere l’estradizione dei condannati, pur riconoscendo che non è stata emessa una condanna per omicidio. Le opposizioni, deluse, hanno chiesto una “iniziativa politica e diplomatica forte e determinata”, esigendo che il governo egiziano consegni i responsabili alla giustizia, con richieste di risarcimento stabilite dalla sentenza. La Corte ha stabilito provvisionale di 200 mila euro per i genitori di Giulio, 100 mila per la sorella Irene e 150 mila per la Presidenza del Consiglio.

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