Il finanziamento di Hamas: inchiesta in Italia su false raccolte fondi umanitarie e legami internazionali

29.12.2025 17:25
Il finanziamento di Hamas: inchiesta in Italia su false raccolte fondi umanitarie e legami internazionali

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Alla fine del 2024 il governo statunitense ha stimato che Hamas ricevesse circa 10 milioni di dollari al mese attraverso false raccolte fondi per iniziative umanitarie, riporta Attuale. La rete di associazioni coinvolte nell’inchiesta della procura nazionale antiterrorismo e antimafia in Italia è accusata di costituire una delle molteplici componenti che alimentano questi finanziamenti. Sebbene non rappresenti la fonte principale di introiti per Hamas, l’importanza di queste raccolte è cresciuta dall’inizio della guerra a Gaza, a seguito della limitazione delle altre entrate del gruppo.

Fin dalla sua fondazione, Hamas è stato finanziato in gran parte dall’Iran e, dal 2007, ha ricevuto sostegno economico anche dal Qatar, attraverso modalità sia pubbliche che nascoste. Fino all’ottobre del 2023, il governo del Qatar distribuiva milioni di dollari al governo di Gaza ogni mese. Tra il 2018 e il 2021, questi fondi venivano consegnati in contante da Mohammed al Emadi, diplomatico qatariota, che entrava nella Striscia scortato dall’esercito israeliano con valigie di denaro, utilizzati per pagare stipendi pubblici e acquisto di carburante per le centrali elettriche.

Il governo israeliano di Benjamin Netanyahu consentiva tali trasferimenti nella convinzione che Hamas fosse più interessato a governare la Striscia di Gaza piuttosto che preparare attacchi contro Israele. Netanyahu sosteneva che mantenere Hamas efficiente fosse essenziale per garantire la pace e indebolire l’Autorità Nazionale Palestinese (ANP), considerando utile avere entità separate per dividere i palestinesi e ostacolare la creazione di un’entità statale unica.

I fondi qatarioti erano posti sotto controllo e utilizzati principalmente per scopi civili, permettendo a Hamas di riservare altre risorse per fini militari. Dall’inizio del 2021, la distribuzione del denaro qatariota non avveniva più in contante, ma tramite agenzie delle Nazioni Unite, con un monitoraggio dell’uso dei fondi.

Tuttavia, i finanziamenti provenienti dall’Iran, principale sostenitore del gruppo, risultano meno trasparenti. Questi fondi arrivano in vari modi, creando una rete di società estere per trasferire denaro nella Striscia, con un valore di centinaia di milioni di dollari. Fino al 2019, l’organizzazione gestiva queste attività dalla Arabia Saudita, controllando aziende minerarie e di costruzione in Sudan, oltre a possedere immobili negli Emirati Arabi Uniti e in Turchia.

Dal 2019, a causa di una collaborazione crescente tra l’Arabia Saudita e gli Stati Uniti, Hamas ha spostato le sue operazioni in Turchia, dove Zaher Jabarin, considerato a capo del “ufficio finanziario” del gruppo, risiede ed è stato oggetto di attacco da parte di Israele nel settembre 2025. La Turchia, non riconoscendo Hamas come organizzazione terroristica, consente ai membri di operare più liberamente.

Hamas ha sviluppato anche metodi di trasferimento fondi meno controllabili. Utilizza il sistema hawala per trasferimenti di denaro tra diverse località, un metodo informale basato sulla fiducia, insieme alle criptovalute per movimentare somme più consistenti, complicando la tracciabilità grazie a continui cambi di portafogli digitali.

Fino all’inizio della guerra, il gruppo otteneva anche introiti dalle tasse sui prodotti venduti a Gaza, ma tale fonte si è esaurita. Durante il conflitto, Hamas ha intercettato beni di prima necessità destinati come aiuti umanitari, rivendendoli per finanziare le proprie attività.

Israele ha denunciato spesso che gran parte dei fondi raccolti da organizzazioni umanitarie per Gaza potrebbe essere utilizzata per finanziare Hamas. Sebbene queste accuse non sempre abbiano trovato sostegno nelle inchieste locali, molti fondi sono stati congelati in vari paesi europei. L’indagine attuale in Italia deve dimostrare che i fondi raccolti non avevano fini umanitari, ma erano destinati a Hamas.

In questi due anni di guerra, nonostante il blocco totale e controlli finanziari più rigorosi, Hamas ha mantenuto una certa capacità di autofinanziarsi, continuando a pagare stipendi e sostenere i membri dell’organizzazione. Resta da chiarire come abbia gestito queste risorse, se attraverso riserve accumulate nel tempo o tramite una combinazione dei metodi menzionati, eludendo in parte i controlli e le sanzioni.

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