Donald Trump ha presentato la sua amministrazione come un grande mediatore, ma fin dai primi giorni del suo mandato ha scelto la via militare come opzione primaria. Le sue operazioni si sono estese dal Corno d’Africa al Golfo, passando per il Medio Oriente, i Caraibi e giungendo fino al Venezuela. Queste azioni, talvolta limitate, hanno avuto in alcuni casi profonde implicazioni regionali, riporta Attuale.
Somalia: A inizio febbraio 2025, secondo quanto riportato da Defense News, velivoli americani hanno attaccato lo Stato Islamico in Somalia, una presenza minore rispetto ai qaedisti di al Shabaab, che sono stati colpiti da ripetute incursioni.
Iraq
A metà marzo, il coinvolgimento aereo, supportato dall’intelligence, ha mirato a eliminare Abdallah al Rifai, uno dei leader principali del Califfato. Sebbene il movimento sia debilitato, rappresenta ancora una minaccia in vari teatri.
Yemen
In primavera, a partire da marzo, il Pentagono ha bombardato le installazioni degli Houthi, filoiraniani, in Yemen, in risposta agli attacchi “marittimi” contro mercantili che attraversavano il Mar Rosso.
Le operazioni si sono concluse nei primi di maggio con un cessate il fuoco mediato dall’Oman. Trump ha trionfalmente dichiarato un grande successo contro il nemico, sebbene i danni arrecati non abbiano drasticamente modificato la situazione, i combattenti degli Houthi continuano a mantenere il controllo e rappresentano una minaccia costante.
Iran
Le operazioni nella penisola arabica hanno avuto un duplice obiettivo: contenere l’avversario lungo vie d’acqua strategiche e inviare un messaggio all’Iran, sponsor degli Houthi. Il 22 giugno, l’operazione Midnight Hammer, condotta dai B-2 e aerei cruise, ha visto l’impiego di superbombe GBU-57 contro i siti nucleari iraniani di Fordow e Natanz, mentre i missili sono stati riservati per altri obiettivi.
Trump ha rivendicato il successo dell’intervento parallelamente alla guerra tra Israele e Iran.
I pareri sui risultati sono discordi:
1) Probabilmente il programma nucleare degli ayatollah è stato rallentato dai danni subiti.
2) Tuttavia, la Repubblica Islamica conserva le capacità necessarie per proseguire.
3) Lo stesso presidente ha recentemente lasciato aperta la possibilità di ulteriori azioni militari contro l’Iran, sia per neutralizzare l’arsenale missilistico che per sostenere le proteste sociali.
Il fronte resta aperto, nonostante la Casa Bianca abbia frequentemente menzionato l’opzione di un dialogo.
I Caraibi
Con il calo delle tensioni a Oriente, l’attenzione si è spostata ai “cortili di casa” degli Stati Uniti. Washington ha dato inizio a un’offensiva contro i trafficanti di droga nei Caraibi e nel Pacifico: circa trenta imbarcazioni sospette di trasporto di cocaina sono state distrutte. Questa iniziativa è stata accompagnata da pressioni sul Venezuela di Nicolás Maduro, accusato di colludere con il traffico di droga, ed è parte di un piano più ampio che mira a un “cambio di regime” a Caracas.
Siria
Le operazioni in Occidente non hanno ostacolato l’azione in altri teatri. Il 19 dicembre, gli Stati Uniti hanno attaccato lo Stato Islamico in Siria, in rappresaglia per l’uccisione di tre militari.
Nigeria
Un’operazione significativa è stata condotta in Nigeria, durante il giorno di Natale, quando missili cruise lanciati da unità navali hanno colpito aree settentrionali, prendendo di mira militanti jihadisti. Questa azione è stata una punizione dopo gli eccidi subiti dalla comunità cristiana.
Osservatori hanno sollevato tre punti:
A) La confusione riguardo al bersaglio e l’incertezza sulle conseguenze. In un vasto paese africano come la Nigeria, le violenze sono perpetrate da diversi gruppi, non riguardano solo i cristiani.
B) Questo blitz ha anche un significato interno: mostra l’impegno del governo verso gli elettori preoccupati per le persecuzioni.
Venezuela
Un aspetto recente è l’assalto notturno ai bersagli in Venezuela, un’evoluzione rispetto all’intercettazione delle imbarcazioni dei narcotrafficanti. Questo sviluppo era atteso e quasi prevedibile.
Rivelazioni hanno fatto emergere un piano su più livelli, con la Fase 1 incentrata sull’affondamento delle imbarcazioni, mentre la Fase 2 prevede incursioni, anche da parte di forze speciali, sul territorio venezuelano.
Per attuare tali piani, il Pentagono ha creato un imponente dispositivo che include portaerei, unità lancia-missili e altri mezzi per sostenere possibili sbarchi. Tra queste, la Ocean Trader, utilizzata come base per forze speciali. In Porto Rico sono stati schierati caccia F-35, cannoniere volanti, droni d’attacco e aerei adottati da unità scelte, compresi quelli del 160° Special Operations Aviation Regiment, che ha preso parte all’operazione che ha portato all’uccisione di Osama bin Laden in Pakistan.
La Casa Bianca ha autorizzato anche la CIA a intraprendere attività “coperte” per destabilizzare il Venezuela, il primo passo prevedendo un attacco a un porto condotto da un drone dell’intelligence.