Stallo nei negoziati tra Iran e Stati Uniti mentre la guerra in Medio Oriente continua

27.04.2026 16:05
Stallo nei negoziati tra Iran e Stati Uniti mentre la guerra in Medio Oriente continua

Stallo nella guerra in Medio Oriente: USA e Iran senza progressi

La guerra in Medio Oriente si trova in un momento di stallo, poiché i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi e lo stretto di Hormuz rimane chiuso. Si può parlare di due conflitti distinti: uno tra Stati Uniti e Iran e l’altro tra Israele e Hezbollah, in Libano, riporta Attuale.

Dall’8 aprile è in vigore un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran, esteso da Trump a tempo indefinito, e rispettato anche da Israele, con una significativa riduzione dei bombardamenti.

Tuttavia, le prospettive di nuovi negoziati si stanno complicando. Gli unici colloqui di pace fino ad ora si sono svolti tra l’11 e il 12 aprile in Pakistan, che funge da principale mediatore, ma si sono conclusi senza accordo a causa delle richieste inconciliabili delle parti, riguardanti il controllo dello stretto di Hormuz e il futuro del programma nucleare iraniano.

Trump ha annunciato due volte nelle ultime settimane che una delegazione statunitense sarebbe tornata in Pakistan, ma l’Iran non ha confermato la sua disponibilità e entrambi i viaggi sono stati annullati. Ultimamente, Trump ha suggerito che l’Iran può semplicemente “chiamare al telefono” per negoziare.

Nel frattempo, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi sta conducendo un tour diplomatico senza incontrare gli Stati Uniti. Di recente ha visitato Islamabad, incontrando tra gli altri il suo omologo Ishaq Dar e il capo dell’esercito pakistano Asim Munir. I colloqui, avvenuti in nottata, hanno richiamato l’attenzione degli analisti poiché Araghchi voleva probabilmente lasciare il Pakistan prima dell’arrivo della delegazione americana, che però non è mai partita.

Successivamente si è recato in Oman e poi di nuovo in Pakistan, arrivando ora a Mosca per incontrare il presidente Vladimir Putin. La Russia rappresenta uno dei principali alleati dell’Iran, assieme alla Cina, e ha intensificato la condivisione di informazioni di intelligence e tecnologia militare con Teheran dall’inizio della guerra.

Stando a fonti non confermate, Araghchi sta discutendo soluzioni per porre fine al conflitto, ma non si sa su quali basi poggino questi colloqui.

Un’altra questione cruciale riguarda lo stretto di Hormuz, attualmente chiuso e sotto il doppio blocco imposto dagli Stati Uniti e dall’Iran. Lo stretto è vitale per circa il 20% delle esportazioni globali di petrolio e gas naturale liquefatto. Dall’inizio della guerra, l’Iran ha assunto il controllo della zona, limitando il passaggio delle navi e, in alcuni casi, richiedendo un pedaggio, il che ha generato la peggiore crisi energetica di sempre.

Dal mese di aprile, anche gli Stati Uniti hanno iniziato a bloccare le navi in transito da e verso i porti iraniani, per indebolire ulteriormente l’economia iraniana e spingere il regime verso un accordo. Tuttavia, finora questa strategia non ha prodotto risultati. Per Trump, terminare la guerra lasciando il controllo dello stretto all’Iran rappresenterebbe una grave sconfitta, pertanto è necessario trovare una soluzione.

Da tempo, Trump manifesta crescente impazienza per la guerra in cui si trova impantanato. Al contrario, l’Iran cerca un accordo soddisfacente, senza intendersi di cedere sui temi considerati fondamentali, ovvero il nucleare e il controllo dello stretto.

La situazione è ulteriormente complicata da fratture interne al regime iraniano, che si sono amplificate durante la guerra. Da un lato, ci sono le forze più concilianti e disposte al dialogo, rappresentate da Araghchi; dall’altro, ci sono i Guardiani della Rivoluzione, che governano effettivamente il paese e detengono posizioni molto più intransigenti.

La seconda guerra in corso è quella tra Israele e Hezbollah, il gruppo politico e militare libanese sostenuto dall’Iran. Attualmente è in vigore un cessate il fuoco, esteso fino al 17 maggio: il governo israeliano sta trattando con quello libanese, ma le due parti rimangono distanti.

Il problema principale riguarda l’occupazione israeliana del sud del Libano, con l’intenzione di creare una “zona cuscinetto” per fronteggiare Hezbollah. Ad oggi, questa zona si estende per circa dieci chilometri oltre la linea di separazione. Il governo israeliano ha manifestato l’intenzione di allargarla e sta demolendo numerosi edifici per rendere inabitabile l’area. Nonostante il cessate il fuoco, Israele ha interrotto i bombardamenti su Beirut, ma gli scontri con Hezbollah nel sud continuano.

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