In Iran, le celebrazioni funebri si trasformano in manifestazioni contro il regime a un mese dalle uccisioni di gennaio

19.02.2026 07:35
In Iran, le celebrazioni funebri si trasformano in manifestazioni contro il regime a un mese dalle uccisioni di gennaio

I genitori iraniani protestano durante il lutto per i figli uccisi dal regime

Quaranta giorni dopo le stragi del 8 e 9 gennaio, i cittadini iraniani stanno rompendo il silenzio imposto dal regime, sfidando gli ayatollah e riunendosi nei cimiteri per commemorare i giovani uccisi. Durante le notti di gennaio, le Guardie rivoluzionarie hanno attaccato brutalmente i manifestanti che chiedevano giustizia, segnando un capitolo oscuro nella storia recente dell’Iran, riporta Attuale.

Secondo fonti interne, si stima che le vittime siano decine di migliaia. In Iran, il quarantesimo giorno dalla morte di un figlio tradizionalmente segna la fine del lutto. Le famiglie si riuniscono per ricordare i loro cari, ma nel contesto attuale, queste cerimonie si trasformano in atti di resistenza. Le autorità avvertono: «Piangete i vostri cari, ma non provate a sfidarci». Tuttavia, molti genitori rispondono con ribellione, affermando la loro volontà di esprimere il loro dolore e la loro collera.

Le repressioni hanno portato a numerose manifestazioni, tra cui quella in onore di Iman Mirshkari Zadeh a Kazeroun, dove i partecipanti hanno intonato canti di protesta mentre i tamburi risuonavano nel cimitero. In una situazione simile, a Mashhad, il funerale per Hamid Mandavi, un vigile del fuoco ucciso mentre cercava di salvare i manifestanti, è stato interrotto dalle forze di sicurezza che tentavano di impedire la mobilitazione dei dissidenti.

Ali, un partecipante alle commemorazioni, ha raccontato la sua esperienza, mentre Samira, una giovane iraniana, ha descritto la tragica morte della sorella, vittima del fuoco dei cecchini. Nonostante le intimidazioni da parte dell’intelligence, che ha minacciato la famiglia di conseguenze severe se avessero celebrato il ricordo della giovane, Samira ha espresso speranza per un futuro in cui la libertà possa prevalere, sebbene la paura di un conflitto con gli Stati Uniti aleggi sulla sua mente.

In questo contesto di lutto e di protesta, riemerge una speranza fragile ma resistente. Le mobilitazioni, pur essendo sporadiche, riflettono il crescente scontento e la volontà del popolo iraniano di sfidare la repressione del regime. Queste azioni possono non essere la scintilla di una rivoluzione imminente, ma chiariscono quanto sia profonda la frustrazione nei confronti di un governo che continua a esercitare un controllo oppressivo sulla società.

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