Colloqui nucleari a Ginevra: l’ultima chance per gli Stati Uniti e l’Iran
Giovedì 26 febbraio a Ginevra rappresenta una potenziale ultima opportunità per risolvere la crisi nucleare con l’Iran, con gli Stati Uniti che chiedono una proposta concreta da parte di Teheran, riporta Attuale.
Un alto funzionario americano ha dichiarato che le aspettative sono alte, potenzialmente in vista di un accordo temporaneo. Dopo recenti minacce di attacchi aerei, il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha espresso un certo ottimismo: “Credo che ci sia ancora possibilità di avere una soluzione diplomatica che sia una vittoria per entrambi,” ha dichiarato a CBS News. Tuttavia, ha anche avvertito che “se gli Stati Uniti ci attaccano, ci difenderemo,” sottolineando che i missili iraniani non sono diretti verso l’America, ma verso basi nella regione.
Nel corso dell’incontro a Ginevra, le delegazioni statunitensi guidate da Steve Witkoff e Jared Kushner hanno presentato una posizione intransigente che implica “zero arricchimento” dell’uranio, aprendo a una flessibilità su un “arricchimento simbolico” per preservare la faccia degli ayatollah, sempre a condizione che non ci siano segnali verso un’atomica. “Nessuno desidera il conflitto: entrambe le parti riconoscono i costi elevati di un’opzione militare,” ha commentato Ali Vaez del Crisis Group.
Se gli Stati Uniti approvassero un “arricchimento limitato”, l’Iran potrebbe considerare di ammorbidire le proprie posizioni, accettando compromessi. Tuttavia, le azioni di Washington continuano a mantenere elevate tensioni. “Un conflitto con la Repubblica Islamica non sarebbe facile. Gli iraniani sono pronti a combattere, e il rischio di un’escalation regionale con perdite americane è concreto,” avverte Vaez.
Le prospettive di un’azione militare contro l’Iran pongono interrogativi, dal momento che gli Stati Uniti hanno avuto difficoltà a trovare una via d’uscita simile a quella venezuelana, dove vi erano sempre stati contatti sottotraccia. Con l’opposizione interna schiacciata e il governo “riformista” senza reale potere, l’Iran manifesta una resilienza impressionante; sebbene indebolito dalla recente Guerra dei 12 giorni con Israele, il paese mantiene una significativa capacità di colpire gli interessi americani e israeliani nella regione, come dimostrano le sue milizie che continuano a operare attivamente.
Infine, in un contesto di crescente insoddisfazione interna, si manifestano di nuovo proteste tra gli studenti iraniani che chiedono un cambiamento, sottolineando la disconnessione tra il regime e la popolazione. Proteste che, purtroppo, non sembrano buddare l’attenzione delle attuali autorità, continuando a ignorare le richieste della gente.