
La sindaca di Genova, Silvia Salis, ha inoltrato una lettera alla Corte dei Conti per esaminare se la mancata applicazione della tassa per i diritti di imbarco durante la precedente amministrazione di centrodestra costituisca un potenziale danno erariale. Secondo le stime dell’amministrazione comunale, l’assenza di questa tassa negli anni passati avrebbe causato una perdita di introiti per Genova di circa 17 milioni di euro, riporta Attuale.
Lo scontro sulla tassa d’imbarco
La tassa d’imbarco, del valore di 3 euro, è da tempo al centro di accesi dibattiti politici a Genova. A fine 2025, il consiglio comunale ha approvato un provvedimento che prevede l’applicazione di un’addizionale sui diritti portuali. Questa decisione ha scatenato le reazioni delle compagnie di navigazione, che in queste settimane – riferisce Repubblica – hanno presentato ricorso al Tar della Liguria. Il vicesindaco e assessore al Bilancio, Alessandro Terrile, ha dichiarato: «Quando avremo la notifica del ricorso al Tar, allora vedremo di calendarizzare un altro incontro». Tuttavia, i tempi stringono, poiché il Comune di Genova prevede di attuare l’addizionale già dal prossimo giugno.
Il braccio di ferro in tribunale
Il confronto tra Salis e le compagnie di navigazione, inizialmente politico, sembra destinato a sfociare in contenziosi legali. Oltre al ricorso presentato dagli operatori, la lettera della sindaca alla Corte dei Conti aggiunge un ulteriore elemento di tensione. «È dal primo gennaio del 2023 che il Mit attende l’applicazione di questa tassa a Genova, in virtù di un accordo firmato dall’allora sindaco Marco Bucci (oggi presidente della Liguria – ndr) che non è mai stato rispettato, fino a quando il Ministero non mi ha sollecitato di farlo in modo molto deciso a pochi giorni dalla chiusura del bilancio», ha spiegato Salis.
La spiegazione di Salis e la protesta della Lega
Salis ha affermato che la sua amministrazione è aperta a “qualsiasi tipo di soluzione”. Tuttavia, ha avvertito: «Non possiamo permettere che la città subisca un ulteriore danno». Secondo le previsioni comunali, Genova potrebbe aver perso in un anno e mezzo «una cifra vicina ai sessanta milioni» se la tassa non fosse stata applicata. Pertanto, Salis ha insistito: «devo dire che non solo non avevamo scelta, ma è stato un percorso obbligato anche dalle necessità finanziarie del Comune». La Lega ha risposto immediatamente, criticando aspramente la decisione della sindaca: «Il paradosso è evidente: si arriva a ipotizzare un danno erariale perché la precedente amministrazione avrebbe scelto di non introdurre nuove tasse, pur avendone la facoltà. In altre parole, si contesta a chi governava di non aver deciso di tartassare ulteriormente i cittadini. Una tesi che lascia francamente sconcertati».
Foto copertina: ANSA/Matteo Corner | La sindaca di Genova, Silvia Salis