Max Mara si ritira dal Polo della Moda, tensione con il sindaco

02.07.2025 06:45
Max Mara si ritira dal Polo della Moda, tensione con il sindaco

Contrasti tra Max Mara e L’Amministrazione Comunale di Reggio Emilia

La comunità operosa e silenziosa di Reggio Emilia si trova in una situazione inaspettata, con manifestazioni di incredulità e disorientamento diffuse. È difficile ricordare uno scontro così aspro tra il principale imprenditore locale e l’amministrazione comunale, che tradizionalmente hanno operato con intenti e progetti comuni per il bene dell’economia nazionale.

Quello che sembrava essere un normale lunedì pomeriggio si è trasformato in un evento epocale per la città emiliana. Luigi Maramotti, rappresentante dell’impero di Max Mara, ha comunicato in modo brusco e “irrevocabile” l’annullamento del Polo della Moda. Questo annuncio è arrivato tramite un’email inviata al sindaco Marco Massari, proprio nel giorno in cui era previsto il rogito, annullando dunque un progetto che aveva già attirato l’attenzione cittadina dopo un anno e mezzo di lavoro da parte dei tecnici comunali. La decisione ha lasciato il sindaco e la giunta “sgomenti”, considerando che era stata presentata solo un mese fa, con tanto di rendering, come una svolta per l’area delle ex fiere, abbandonata e descritta come cruciale. Il progetto richiedeva un investimento di 110 milioni di euro, destinato a trasformare l’area in un distretto dedicato al fashion, con la creazione di circa 300 nuovi posti di lavoro e la piantumazione di duemila alberi. Ma Maramotti ha criticato il “clima di strumentalizzazione”, affermando che questo rendeva impossibile proseguire lo sviluppo di un piano considerato strategico.

Un elemento decisivo nella crisi si è rivelato essere il consiglio comunale del 23 giugno, in cui il dibattito ha oscurato i benefici urbanistici ed economici del piano, spostando l’attenzione sulle condizioni di lavoro presso la Manifattura San Maurizio, una delle aziende del gruppo Max Mara. Le lavoratrici hanno denunciato condizioni di lavoro che definiscono “inumane e degradanti”, alimentando un controverso dibattito che ha raggiunto i media nazionali e culminando in un significativo sciopero supportato dalla Cgil. Le rivendicazioni hanno portato a interrogazioni parlamentari e ispezioni da parte del lavoro, che hanno riscontrato “situazioni problematiche” all’interno dell’azienda. Max Mara ha però respinto queste accuse, sostenendo di avere sempre posto al centro i diritti dei lavoratori e di considerare infondate le lamentele.

Il sindaco Massari, a sua volta, ha ribattuto alle critiche, affermando di essere “il sindaco di tutti” e di non avere nulla da rimproverarsi. Tuttavia, la reazione della città è stata di shock e stupore, con un desiderio di ripristinare la normalità. Nel frattempo, le reazioni politiche si intensificano: il gruppo Avs parla di una “vendetta dei padroni”, mentre la destra accusa Massari di “incapacità politica” e chiede le sue dimissioni. La situazione appare complessa e carica di segnali di conflitto, mentre il Partito Democratico tenta di minimizzare l’accaduto, descrivendolo come un normale dibattito democratico.

La crisi in corso tra l’amministrazione comunale di Reggio Emilia e Max Mara non è solo un conflitto industriale; rappresenta una questione più profonda relativa ai diritti dei lavoratori, alla governance locale e al futuro dello sviluppo economico nella regione. Un evento che si preannuncia significativo per il destino della comunità e del suo indiscusso leader nella moda, ora oggetto di accese polemiche e di interrogativi sul proprio percorso. “Speriamo di poter riaprire il dialogo e affrontare le sfide in modo costruttivo”, conclude Massari, rimanendo fiducioso nonostante le avversità.», riporta Attuale.».

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