Trump annuncia il disimpegno americano in Iran e chiede il supporto degli alleati per la sicurezza nello Stretto di Hormuz
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato attraverso un post sulla sua piattaforma social che gli “obiettivi” della guerra in Iran sono “molto vicini” e ha prospettato la possibilità di un imminente termine del conflitto, sostenendo che “dopo tre settimane di bombardamenti” sono stati raggiunti risultati significativi. Questi includono la distruzione delle capacità di lancio dei missili, l’eliminazione della marina e dell’aviazione nemiche, e la protezione “al più alto livello” dei partner nel Medio Oriente, compresi Israele e Arabia Saudita, riporta Attuale.
In un contesto di crescente incertezza, il presidente Trump ha enfatizzato la necessità di trasferire la responsabilità della sicurezza nello Stretto di Hormuz agli alleati europei e asiatici, come i Paesi del Golfo. Una mossa che solleva interrogativi riguardo alla strategia americana a lungo termine in una regione cruciale per il commercio globale, da cui transita un quinto del fabbisogno mondiale di petrolio.
La questione della guerra in corso ha attirato l’attenzione di analisti e politici, con molti che si interrogano se la fine del conflitto possa avvenire realmente in tempi brevi. Victoria Coates, ex vice consigliere per la Sicurezza nazionale, ha evidenziato che le dichiarazioni del presidente sono strettamente legate alle prossime elezioni di midterm, sottolineando che la percezione del successo o meno di questa guerra influenzerà il voto degli elettori. Coates afferma che il governo avrà bisogno di dimostrare di aver raggiunto effettivamente gli obiettivi militari, altrimenti si rischia di perdere consensi.
Intanto, i generali del Pentagono hanno chiarito che un’invasione necessaria per rovesciare il regime degli ayatollah comporterebbe un costo enorme e perdite significative, una strategia che pare insostenibile nel lungo termine. Come avvertono esperti e osservatori, le ripercussioni di una guerra prolungata potrebbero essere devastanti, confrontabili con gli alti costi umani e materiali sostenuti in Afghanistan e Iraq.
Con la crescente vulnerabilità dei partner degli Stati Uniti nella regione, come gli Emirati Arabi Uniti e il Qatar, Trump ci tiene a prendere le distanze, suggerendo che il compito di garantire la navigazione nello Stretto di Hormuz potrebbe essere affidato ad altri, e non agli Stati Uniti. Alla luce di ciò, il presidente americano sembra volere lasciare la scena con un’immagine di successo, cercando di farsi carico di una nuova strategia che possa soddisfare le esigenze politiche interne, pur senza sacrificare ulteriori vite americane.