Donald Trump e il misterioso “regalo” dall’Iran per la sicurezza nello Stretto di Hormuz
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WASHINGTON – «Un grosso regalo» dei leader dell’Iran avrebbe convinto Donald Trump che sta «trattando con le persone giuste». Il presidente americano lo ha dichiarato ai giornalisti nello Studio Ovale, rivelando che il dono, che non è legato al nucleare ma al petrolio e al gas, è arrivato proprio il giorno precedente. Rispondendo a una domanda sul fatto se questo regalo sia correlato con lo Stretto di Hormuz, Trump ha confermato, dicendo: «Sì… è legato alla circolazione e allo stretto», riporta Attuale.
L’Iran avrebbe inviato una lettera all’Organizzazione marittima internazionale per facilitare il passaggio delle navi non ostili attraverso lo stretto in coordinamento con le autorità iraniane. Tuttavia, fonti di Bloomberg e del Financial Times rivelano che alcune imbarcazioni potrebbero aver effettuato un pagamento di 2 milioni di dollari per garantirsi il passaggio.
Trump ha dichiarato di aver cambiato idea sull’opportunità di negoziare con l’Iran, affermando che ora «stanno parlando e dicono cose sensate» e che hanno accettato di non perseguire un’arma nucleare. Tuttavia, mentre la Repubblica Islamica ha sempre negato di volere una bomba atomica, Trump sostiene anche che il regime avrebbe accettato di rinunciare all’arricchimento dell’uranio, un’affermazione che non ha ricevuto conferme da Teheran. Gli iraniani continuano a comunicare attraverso mediatori e considerano le aperture diplomatiche di Trump come una possibile trappola.
Secondo il sito Axios, gli Stati Uniti hanno inviato a Teheran i «15 punti» di un possibile accordo e hanno proposto un incontro già per giovedì, ma la Casa Bianca attende ancora una risposta. Questi punti conterrebbero molte delle richieste che gli americani avevano formulato a Ginevra prima dell’inizio della guerra il 28 febbraio. Jake Sullivan, ex consigliere per la sicurezza nazionale di Biden, ha affermato che prima dell’inizio dei bombardamenti, Teheran aveva presentato una proposta di pace importante, ma i negoziatori statunitensi non l’hanno compresa appieno.
Trump non ha confermato se Jared Kushner e Steve Witkoff negozieranno direttamente con gli iraniani. A Teheran, non sembra esserci grande interesse a ripetere i negoziati falliti tra il ministro degli Esteri Araghchi e Witkoff. Inoltre, si è parlato di un possibile incontro tra il vicepresidente J.D. Vance e lo speaker del parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, ma Trump non ha sottolineato il nome di Vance, menzionando genericamente che vari rappresentanti stanno negoziando.
Il presidente ha anche affermato che il segretario della Difesa Pete Hegeseth e il generale Dan Caine saranno «dispiaciuti» se la guerra finisce rapidamente, poiché «non volevano un patteggiamento, volevano vincere». Tuttavia, le recenti fonti suggeriscono che la decisione di intraprendere la guerra sia stata spinta principalmente da pressioni esterne, compresi Netanyahu e altri esponenti conservatori americani, mentre i membri del governo hanno autorizzato l’azione senza opposizione significativa.
Attualmente, il Pentagono sta pianificando di inviare altri tremila paracadutisti nella regione, benché la decisione finale sull’impiego di truppe a terra non sia ancora stata presa, offrendo al presidente ulteriori opzioni strategiche.
Trump continua a parlarsi di un cambio di regime in Iran, affermando che «questo è un cambio nel regime perché i leader sono tutti molto diversi da quelli che c’erano all’inizio» e che davano problemi. Nonostante il fatto che Ghalibaf faccia parte del sistema iraniano da decenni, è visto come un pragmatico capace di convincere la leadership ad accettare un accordo.
Infine, non è chiaro se Trump abbia confermato la notizia del New York Times riguardo all’alleanza del principe Mohammed Bin Salman per continuare la guerra. Trump ha elogiato il principe saudita come un «guerriero» che sta combattendo al loro fianco, ma non ha fornito dettagli sul suo supposto sostegno all’invio di truppe contro Teheran. Tuttavia, credibile è l’idea che il Regno saudita non desideri un ritiro americano prima di risolvere la situazione nello Stretto di Hormuz, per evitare che i paesi arabi debbano gestire un Iran vendicativo da soli.